Madonie, emergenza cinghiali | Il piano per fermare la crescita

Madonie, emergenza cinghiali | Il piano per fermare la crescita

Commenti

    direi che prima li hanno immessi, adesso che si sono moltiplicati all’inverosimile dicono che danno preoccupazione, è normale, perchè non avendo un antagonista naturale e a noi proibito di cacciare è normale che proliferano, p’antagonista naturale dovrebbe essere il Lupo e quello è un predatore naturale, non è che guarda e dice quello è un cinghiale vado e attacco il cinghiale, il lupo attacca quello che nella sua logica ritiene debole, puo’ essere un agnello come puo’ essere un bambino, quindi niente lupi, dovete aprire la caccia settoriale anche in zone protette, anche se personalmente sono totalmente contrario alla caccia.

    In Trentino si censisce la polpolazione di ungulati selvatici con abbattimento selettivo. Il tutto per salvaguardarne le diverse specie. Qui le carni sottoposte a stretto controllo sanitario potrebbero fungere da volano per incrementare sulle Madonie la presenza turistica, valorizzando cosi il patrimonio naturale ( flora e fauna). Si potrebbe investire parte dei proventi per attività riabilitative e psico- emozionali all’interno del Parco dando ai giovani fisioterapisti, psicologi, nutrizionisti la possibilità di progettare nuove branche di lavoro. Sono disponibile gratuitamente , quindi a costo zero, a illustrare un progetto. Sereno lavoro.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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