PALERMO – In un solo caso la bottiglia di benzina è servita per passare dalle parole ai fatti. Ecco perché l’incendio nel rimessaggio di barche di Isola delle Femmine non sarebbe stato un’intimidazione del racket ma un messaggio di altra natura. Dietro quelle fiamme potrebbe esserci la chiave di lettura complessiva su quanto accade da alcuni mesi a Palermo.
Le barche in fiamme
La notte del 24 novembre undici barche sono state bruciate alla Icon marine srl. Erano tirate a secco. A pochi chilometri di distanza, nella borgata di Sferracavallo, nel frattempo qualcuno lasciava una sfilza di bottiglie di benzina davanti alle attività commerciali. Lì il messaggio fu messo per iscritto nei pizzini: volevano 5 mila euro di pizzo.
Perché a Isola delle Femmine hanno appiccato il fuoco? Probabilmente il bersaglio era una sola imbarcazione e chi ha agito non aveva calcolato che l’incendio si propagasse in fretta.

Gli emergenti
Chi e perché è finito nel mirino? Era un messaggio per qualcuno che si ribellava all’escalation di intimidazioni o, al contrario, che avallava la strategia? Nel mandamento di Tommaso Natale agisce un gruppo di emergenti che piazza bottiglie di benzina e, peggio ancora, spara sventagliate di Kalashnikov. Manovalanza che potrebbe agire su commissione. Chi li ha incaricati?
Tra affari e danneggiamenti
Tante domande ancora senza risposte. Nel frattempo gli affari, soprattutto della droga, non si possono fermare. Servono tanti soldi e non si può attendere che i commercianti mettano mano al portafogli per assecondare le richieste di pizzo. Non ci sono state denunce dopo le intimidazioni. Qualcuno si sarebbe pure fatto avanti per incassare, ma alzare il tiro e l’attenzione è stato controproducente.

I tre fratelli Serio
Gli affari della droga, invece, non si devono fermare. L’ultimo capomafia in grado di mettere un freno, seppure a fatica, ai giovani dello Zen e della Marinella è stato Nunzio Serio arrestato assieme al fratello Domenico nel blitz dei 181 del febbraio 2025. Un terso fratello, Giuseppe, è invece libero per fine pena. Era molto attivo negli affari, specialmente nell’imporre la merce ai ristoranti di Sferracavallo e Mondello tramite la “Frutti di mare Cardillo”. Ora invece qualcuno sceglie di intimidirli con le bottiglie di benzina.
Un episodio conferma però quanto riottosi siano alle regole mafiose alcuni picciotti dello Zen. L’11 gennaio 2023 la moglie di Nunzio Serio avvisò Francesco Scarpisi. Avevano rubato il quad del figlio del capomafia.
Fu allertato Francesco Stagno, braccio destro di Serio. Per prima cosa scoprirono che il quad era stato consegnato a un uomo che non sapeva chi fosse il proprietario. Si mise a disposizione per l’immediata riconsegna, senza chiedere nulla in cambio.
Il ladro fu individuato nel proprietario di un Piaggio Porter bianco. L’ordine di Nunzio Serio fu chiaro: “… li dobbiamo castigare sono entrati dentro casa mia… non sono entrati da … pinco pallino… a casa mia sono entrati… dobbiamo dare l’esempio”.
L’uomo che aveva preso in consegna il mezzo provò a dire la sua: “… campano con queste cose, non sanno che là dentro… danno non gliene hanno fatto perché il portone dice che era pure aperto addirittura… dice il portone aperto era là davanti me lo sono caricato e me lo sono portato”.
Niente da fare, la punizione fu eseguita. L’autore del furto fu brutalmente picchiato da otto uomini. In una conversazione fra Stagno ed altre due persone emergeva che la “cosa” era stata ” fatta in mezzo la strada” da “otto persone, colpi di mazza”. Era “vivo per miracolo”.
Soldi per i detenuti
Serio e Stagno sono stati intercettati mentre il boss spiegava che i soldi degli stupefacenti servivano per aiutare i boss detenuti Giulio Caporrimo, Salvatore Lo Piccolo, i figli Sandro e Calogero (quest’ultimo nel frattempo è l’unico tornato libero) e la moglie Rosalia Di Trapani.
“Non li possiamo campare i cristiani?… e camminiamo belli sistemati… io so che Giulio è a posto, mio cugino Calogero è a posto, suo padre è a posto, lui è a posto – spiegava Serio – se mi porti questi cinquemila euro per Natale e io gli devo dare mille euro a Giulio, mille euro a mio cugino Calogero, mille euro a suo padre, mille euro a suo fratello e mille euro a mia cugina Rosalia che è con gli arresti domiciliari là sopra, glieli devo mettere dalla tasca io?”. Il rumore dei Kalashnikov danneggia gli affari.

