Palermo, dallo Zen e Sferracavallo: invito mafioso a "fare la guerra"

I nuovi boss “autorizzati a fare la guerra” dallo Zen a Sferracavallo

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L'avanzata dei cani sciolti nel mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo

PALERMO – Francesco Stagno, considerato il braccio destro dell’ultimo capomafia di San Lorenzo arrestato, Nunzio Serio, chiedeva determinazione ai picciotti del racket che si muovevano dallo Zen a Sferracavallo. Non dovevano temere alcuna reazione perché erano stati “autorizzati a fare la guerra”.

“Mi devo mettere di nuovo il revolver in mano”

Nessuno sconto, nessuna eccezione: “… chi si presenta si presenta… siete abusivi, non mi interessa… noi siamo autorizzati a fare la guerra, forse non lo avete capito… fatti la strada… vattene dove te ne devi andare… chi viene viene non ci interessa a nessuno, il primo cominciando dal parente… il primo”.

Colpi di pistola contro una macelleria allo Zen

“Facciamogli danno”: guerra a Sferracavallo

“… mi devo mettere di nuovo il revolver in mano”, diceva l’anziano boss di Partanna Mondello Giovanni Cusimano. Il suo autista, Gennaro Riccobono, aveva una sua idea per convincere imprenditori e commercianti a pagare il pizzo: “… li deve fare correre… per dire… facciamogli danno… e li facciamo correre”.

Qualcuno deve avere preso alla lettera l’invito alla violenza. Ha impugnato Kalasnhikov, fucili e pistole e ha iniziato a sparare contro le saracinesche delle attività commerciali. Il mandamento è una polveriera. Il procuratore Maurizio de Lucia, l’aggiunto Vito Di Giorgio e i carabinieri del Nucleo investigativo stanno analizzando vecchi e nuovi equilibri

mafia intimidazioni
Gli spari contro il ristorante “Al Brigantino”

Polveriera Zen

Nel mandamento di Tommaso Natale, sopratttto allo Zen, sta accadendo ciò che in tanti sussurravano da tempo. Senza una guida “mafiosa” gli equilibri, già precari, sono saltati. Si assiste ad un’escalation di violenza. Dopo il blitz dei 181 del febbraio 2025 e l’arresto dei fratelli Nunzio e Domenico Serio – non può essere una coincidenza – personaggi in cerca di potere o agiscono senza freni.

Già nel dicembre 2022 era stato sollecitato l’intervento di Domenico Serio per evitare che i contrasti per lo spaccio di droga scatenassero una guerra. Stagno ne aveva discusso con Domenico Ciaramitaro, già condannato per mafia: “… e che fa… devo fare ammazzare a quello? Devo fare ammazzare pure a lui… e poi muoiono i cristiani e… contiamo i morti”. Ciaramitaro è lo stesso secondo cui, il pizzo andava imposto “o con le buone o con le cattive perché ci sono i carcerati che devono mangiare”.

I “cani con la barba”

Cusimano sperava nella precedente scarcerazione di Domenico Serio per mettere a posto le cose: “Lo deve sistemare se è capace… questi cani con la barba… un quartiere perso… perso…”, diceva Riccobono. Che aggiungeva: “… là c’è vuol dire una mannara… ci vogliono vuol dire cento cannoni per sistemare là… appena esce Carmelo si incucchiano (si uniscono ndr)”. “Minchia, il Militano… appena esce Carmelo, caro mio, fanno lui”, aggiungeva Cusimano citando uno dei boss storici dello Zen legato ai Lo Piccolo di San Lorenzo. Per anni è stato al carcere duro ora è in semilibertà nel Nord Italia. Nel blitz dei 181 del febbraio 2025 è stato arrestato il figlio Francesco.

Tre anni fa si stava combattendo una guerra sotterranea per il controllo dello Zen, i cui guasti sono ancora in corso. Da un lato il gruppo legato ai fratelli Serio, dall’altro la fazione emergente di Mirko Lo Iacono, soprannominato in modo dispregiativo “varbazza” che ha rischiato 23 anni di carcere e ad ottobre 2025 è stato assolto da due tentati omicidi.

La sfida ai vecchi boss

Per tradizione lo Zen è stata sempre una zona ad alta tensione, dove c’è chi sfida persino i boss. Qualcuno rubò il quad al figlio di Nunzio Serio e fu massacrato a botte in strada affinché tutti vedessero. Un episodio simile era accaduto quando alcuni ragazzi minacciarono la moglie del boss Michele Micalizzi per rubarle la macchina.

Uno degli autori della rapina fu individuato. “L’ho macinato… l’ho ammazzato a bastonate”, diceva uno dei picciotti incaricati per punire lo sgarro. Pestaggi esemplari che, però, non sono serviti a mettere ordine.

Antonio Adelfio e un complice, diceva Cusimano, fecero fuoco con delle pistole contro il furgone del cugino del vecchio boss per rapinarlo.

Da una parte Cusimano auspicava l’intervento di Domenico Serio dall’altra era sfiduciato. “Nel parlare è portatore di guai … lo hai capito… questo per come parla… per come è… perché ora succedono le guerre per la droga chi la deve vendere prima … chi la deve vendere… cose e gli sbirri attentano (osservano ndr) tutte cose”.

I capimafia defilati

Forse è per questo, per la paura di essere intercettati, che i boss scarcerati per fine pena, su tutti Calogero Lo Piccolo e i cugini omonimi Giuseppe Biondino, se ne starebbero defilati e guardinghi, temendo conseguenze.

La bottiglia di benzina lasciata davanti a una pizzeria a Barcarello

Mentre i capimafia sono sotto processo, un drappello di persone armate spara terrorizza i commercianti, sfidando le logiche mafiose di una volta e sparigliando le certezze investigative. Nessuna denuncia contro il racket dallo scorso novembre – quando furono lasciate le prime bottiglie di benzina davanti alle saracinesche – ai giorni nostri: strano che nessuno si sia fatto avanti dopo l’intimidazione per riscuotere la tassa mafiosa.


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