
Scontro ideologico
Lo scontro è diventato ideologico. Segna la frattura fra una parte del paese che si spinge fino a chiedere l’applicazione della legge del taglione per chi ha massacrato uomini e cose. L’altra parte vuole che lo Stato sia giusto, che punisca ma non consumi vendette.
Il carcere duro serve, lo dimostrano i risultati raggiunti nella lotta alla mafia. Impedisce, purtroppo con qualche eccezione, i contatti tra boss detenuti e l’esterno. Bisogna però avere l’onestà di ammettere che a volte è divenuto un girone infernale.
Il giornalista Enrico Bellavia, in un recente articolo pubblicato sull’Espresso, ha elencato una serie di storture. Ne riportiamo un paio perché non ne servono altre per capire la direzione che si è presa: “Doccia due volte a settimana, tranne che per i superboss che l’hanno in cella. Il getto, equanime, dura però dai tre ai sette minuti”.
Per le dodici donne su un totale di 738 ristretti al 41 bis, nel ’93 erano poco di più di 500, “c’è il limite al numero di assorbenti: tre”. Anche “il numero di mollette da bucato è ballerino. Una o dieci da un carcere all’altro”.
Non serve iscriversi al partito dei manettari e neppure a quello di chi viene tacciato di buonismo per capire che una molletta per il bucato o un bacio a un figlio di 12 anni e un giorno con la lotta alla mafia nulla c’entrano.
