La bancarotta e l'asta per tenuta agricola del prete dei boss

La tenuta del prete dei boss corleonesi “comprata con i soldi della bancarotta”

prete
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite:
quando cercherai
una notizia, ci troverai
più facilmente.
AGGIUNGI
Una vecchia storia di Cosa Nostra riemerge dal passato

PALERMO – È una storia di soldi, di vecchie pagine di Cosa Nostra che riemergono dal passato. Di un prete scomunicato e di imprenditori chiacchierati. Per decenni l’asta giudiziaria è andata deserta. Nel 2020, la svolta: “la Mirto Verde agricolo srls” si è aggiudicata la Tenuta dello Zucco per 620 mila euro. Poca cosa rispetto al valore stimato dal Tribunale di Palermo in 4 milioni e 700 mila euro.

Ora si scopre che i soldi sarebbero stati distratti da una società andata in bancarotta. Così ipotizza la Procura di Palermo che ha disposto il sequestro di beni per oltre 4 milioni di euro nei confronti di quattro indagati.

L’asta giudiziaria

I soldi distratti dalla Mirto srl sarebbero stati utilizzati per partecipare alle aste giudiziarie e aggiudicarsi beni immobili in provincia di Palermo e Trapani. In particolare, secondo la ricostruzione dei finanzieri della sezione polizia giudiziaria della Procura di Palermo, la “Mirto verde agricola srls”, che fa parte dello stesso gruppo, ha comprato la tenuta agricola al centro fra i comuni di Montelepre, Giardinello, Terrasini e Partinico.

Il prete dei boss

L’interesse storico storico-culturale è enorme. Nella tenuta, di cui c’è traccia già nel XIX secolo, ha dimorato e vi è morto il duca di Orleans. Nel recente passato è divenuta tristemente nota perché associata a don Agostino Coppola, prete e parroco di Carini condannato per mafia. Nella tenuta si davano appuntamento i boss e qualcuno negli anni sessanta e ottanta vi ha pure trascorso la latitanza.

Qui Agostino Coppola scontò gli arresti domiciliari quando fu arrestato nel 1976 dopo che nella canonica furono rinvenuti i soldi dei riscatti per i sequestri di persona organizzati dall’Anonima sequestri del boss corleonese Luciano Liggio con base operativa a Milano.

Don Agostino Coppola celebrò le nozze del latitante Totò Riina e di Ninetta Bagarella. Si fidavano del prete che quando fu sospeso a divinis dal Vaticano sposò Francesca Caruana, nipote del boss che da Siculiana gestiva il commercio dell’eroina nel Mediterraneo. Ora l’ipotesi bancarotta e il sequestro.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI