PALERMO – Il 6 agosto di 45 anni fa la mafia uccideva il procuratore della Repubblica Gaetano Costa. Cinque anni dopo, lo stesso giorno, Cosa nostra eliminava il vicequestore Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antochia. Oggi a Palermo è il giorno del ricordo.
Le parole del presidente Mattarella
“Il 6 agosto richiama alla memoria l’attentato di mafia in cui, quarantacinque anni fa, perse la vita il Procuratore Gaetano Costa. Magistrato di alta preparazione professionale, di riconosciuta indipendenza e di grande equilibrio, Costa ha condotto delicate ed efficaci indagini sulle organizzazioni criminali operanti nel territorio siciliano, cogliendo, con lungimiranza, la complessità del fenomeno mafioso e la sua penetrazione nei pubblici poteri e nei sistemi socio-economici”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Fare memoria del suo esempio – sottolinea – significa rinnovare la ferma adesione ai principi di giustizia e di legalità, condizione essenziale di ogni comunità autenticamente libera e democratica. In un anniversario che interpella le coscienze di quanti hanno a cuore la difesa della nostra convivenza civile – conclude – desidero rinnovare i sentimenti di partecipazione e vicinanza della Repubblica ai suoi familiari, a coloro che lo hanno stimato e a quanti, in questi lunghi anni, ricordandone il rigore e il coraggio, hanno continuato la sua opera a favore della giustizia”.
Schifani: uomini di straordinaria dedizione
“Oggi ricordiamo il procuratore Gaetano Costa, il vice questore Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia, caduti per mano mafiosa nelle estati del 1980 e del 1985 – dice il governatore Renato Schifani -. Servitori dello Stato di straordinaria dedizione, con ruoli e responsabilità diverse hanno operato con competenza e senso del dovere in anni particolarmente cruenti per il nostro territorio. Il ricordo di quegli eventi ci richiama alla necessità di continuare con determinazione il lavoro per garantire sicurezza, giustizia e legalità a tutti i cittadini. In questa giornata di memoria, rivolgo un pensiero di vicinanza e gratitudine alle loro famiglie, che hanno condiviso il peso di un sacrificio così grande”.
Il ricordo di Lagalla: Costa servitore dello Stato
“La figura del giudice Gaetano Costa ci ricorda e ci insegna che non si può combattere la mafia senza assumersi responsabilità e che non basta dichiararsi antimafiosi se poi si resta silenti davanti alle ambiguità, alle connivenze, ai compromessi. A 45 anni dalla sua uccisione per mano mafiosa, Costa resta ancora oggi una delle testimonianze più limpide di cosa significhi servire lo Stato con coerenza. Gaetano Costa non fu ucciso solo dalla mafia, ma anche dall’isolamento. Fu lasciato solo da colleghi che non vollero condividere la sua azione, da apparati che scelsero la prudenza, e da una società che all’epoca faticava ancora a riconoscere i volti del potere criminale. La sua vita e la sua morte ci chiedono coerenza. E Palermo, nel suo nome, rinnova l’impegno a non dimenticare, ma soprattutto a non arretrare”.
Il ricordo di Cassarà e Antiochia dell’Associazione funzionari di polizia
“Il 6 agosto di quarant’anni fa, a Palermo, la mafia assassinava il vicequestore aggiunto Antonino “Ninni” Cassarà e l’agente della Polizia di Stato Roberto Antiochia, che quel giorno aveva scelto di rientrare volontariamente dalla ferie per proteggerlo. Una vera e propria esecuzione mafiosa, con oltre duecento colpi esplosi da un commando armato, mentre Cassarà rientrava a casa dopo un’intensa giornata di lavoro. Quel giorno segnò una ferita profonda e indelebile nella coscienza del Paese. La strage si consumò davanti agli occhi della moglie, Cassarà spirò sulle scale della loro abitazione tra le sue braccia: un’immagine immortalata in una foto che è diventata simbolo del dolore di tutte le vittime di mafia.
In quell’abbraccio lacerante si concentra l’umanità di un uomo, la devastazione di una famiglia e il sacrificio di chi, nella fedeltà allo Stato, paga con la vita il proprio impegno per la legalità. Ninni Cassarà era un funzionario straordinario, protagonista delle indagini che portarono al primo Maxiprocesso contro Cosa Nostra. Con lucidità investigativa e profonda consapevolezza del contesto, aveva contribuito a rompere l’omertà e ad affermare la verità giudiziaria su poteri criminali che sembravano intoccabili. Roberto Antiochia, giovane e generoso, è il volto di una generazione che ha scelto da che parte stare, fino all’estremo sacrificio.
A distanza di quarant’anni, l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia rinnova il proprio impegno a custodire e trasmettere la memoria di quei servitori dello Stato, consapevole che il ricordo è responsabilità, è testimonianza, è scelta quotidiana di resistenza contro ogni forma di compromesso o indifferenza. Nel nome di Cassarà e Antiochia, e di tutti i caduti nella lotta alla mafia, continuiamo a credere in una Polizia al servizio dei cittadini, coraggiosa e determinata, fedele alla legalità costituzionale. Così in una nota Enzo Letizia segretario dell’associazione nazionale funzionari di polizia.
Russo (FdI): “Hanno pagato con la vita il loro impegno per la giustizia”
“Ricordiamo con profonda commozione e gratitudine Gaetano Costa, Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, tre uomini dello Stato che hanno pagato con la vita il loro impegno per la giustizia e la legalità. A distanza di anni, il loro sacrificio continua ad essere un monito per tutti noi. Sono simboli di una lotta dura, spesso solitaria, ma giusta”, a dichiararlo è il senatore Raoul Russo, componente della commissione antimafia.
“Il loro esempio ci ricorda che la legalità non è un concetto astratto, ma un impegno concreto, quotidiano, che esige coraggio, senso dello Stato e profondo amore per la verità. La loro memoria – conclude Russo – è sempre viva in noi e il loro esempio continua a guidarci nella lotta alla mafia”.

