PALERMO – Secondo i pubblici ministeri, meritano in blocco di finire sotto processo. Trentacinque indagati hanno ricevuto la richiesta di rinvio a giudizio ed è già stata fissata l’udienza preliminare. Sono accusati, ciascuno con ruoli diversi, di avere fatto parte del mandamento mafioso di Santa Maria di Gesù o di avere contribuito a rafforzarlo. Un mandamento che faceva cassa con le estorsioni, il pizzo e le scommesse clandestine.
“… domani… ce ne saranno che ci devono restare male… ce ne saranno scontenti”, diceva l’anziano boss Salvatore Profeta. La conversazione intercettata è del 9 settembre 2015, alla vigilia del summit in cui furono ratificate le nomine del clan.
In tanti, aggiungeva Profeta, “si immaginavano che gli si dava qualche… qualche carica… “. Fra gli scontenti non c’era certo Giuseppe Greco che del mandamento sarebbe stato nominato reggente: “… per Pino… non… tanto assai no… perché già è… è scontato”. L’anziano boss ne discuteva col genero Francesco Pedalino.
L’inchiesta dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Palermo, coordinata dai procuratori aggiunti Salvatore De Luca e Sergio Demontis, e dai sostituti Maurizio Agnello e Dario Scaletta, ricostruiva le elezioni di Cosa nostra. Nel mandamento mafioso erano fedeli alle tradizioni. Certo erano lontani i giorni delle grandi adunate agli ordini del padrino Stefano Bontade, principe di Villagrazia. “Se lui diceva… u scieccu vola… nuavutri ci calavamu a tiesta… Si vieru ca u scieccu vola”, diceva Profeta che sulle ‘elezioni’ spiegava: “All’epoca si facevano mi pare… ogni cinque anni… ma sempre Stefano Bontade acchianava… ”.
Tre nomine dei nuovi organigrammi, in particolare, avrebbero creato malumori: “Natale… Tanuzzu e tu…”, identificati in Natale Gambino, Gaetano Messina e Francesco Pedalino. Così come non sarebbe stata gradita la scelta di affidare la carica di capo decina a Mario Taormina da parte di Salvatore Gregoli e Cosimo Vernengo.
E venne il giorno in cui, il 10 settembre 2015, gli uomini d’onore si diedero appuntamento al ristorante Villa Albanese per formalizzare le cariche. Erano presenti Pino Greco (capo famiglia), Natale Giuseppe Gambino (sottocapo), Gaetano Messina (consigliere), Francesco Pedalino (capo decina), Mario Taormina (capo decina), Antonino Profeta (rappresentante di Greco), Giuseppe Contorno, Salvatore Gregoli, Salvatore Lo Iacono, e Cosimo Vernengo.
Salvatore Profeta, una volta che si era scrollato di dosso l’accusa di avere partecipato alla strage di via D’Amelio – è uno degli ergastolani scarcerati quando sono state smentite le dichiarazioni di Vincenzo Scarantino – decise di restare fuori dalle cariche formali. Era il grande vecchio a cui rivolgersi per ogni esigenza.
A Villa Albanese arrivarono alla spicciolata. Fra le 13:00 e le 13:30 del 10 settembre di due anni fa c’era una telecamera piazzata dai carabinieri del Reparto operativo speciale guidati. Due ore dopo le macchine con a bordo i boss facevano il percorso inverso e si allontanavano dal ristorante. Greco e Gregoli a bordo di una Toyota Yaris, Gambino e Salvatore Profeta con una Opel Agila; Pedalino, Contorno ed Antonino Profeta tutti e tre a bordo di una Fiat Panda. La nuova Cosa nostra era stata disegnata. A fine 2017 il blitz denominato “Falco” azzerò il clan.
Ecco gli imputati per i quali c’è la richiesta di rinvio a giudizio: Salvatore Binario (è accusato di furto), Pietro Cocco, Giuseppe Confalone (è imputato per favoreggiamento), Giuseppe Contorno, Francesco Fascella, Giuseppe Gambino, Natale Gambino (tentata estorsione), Salvatore Gregoli, Francesco Immesi (tentata estorsione), Antonino La Mattina (detenzione e spaccio di droga), Salvatore Lo Iacono, Gaetano Messina, Girolamo Mondino, Antonino Palumbo, Francesco Pedalino (estorsione aggravata), Gabriele Pedalino, Pasquale Prestigiacomo, Antonino Profeta, Salvatore Profeta, Lorenzo Scarantino, Antonino Tinnirello, Giuseppe Tinnirello (estorsione aggravata), Giuseppe Urso, Cosimo Vernengo (classe 1964), Natale Giuseppe Gambino, Filippo Fascella (gioco clandestino), Salvatore Fascella (gioco clandestino), Francesco Vassallo, Riccardo Muratore (rissa aggravata), Santino D’Angelo, Antonino Capizzi (trasferimento fraudolento di beni), Giuseppe Ribaudo (trasferimento fraudolento di beni), Gaetano Dell’Oglio (è un commerciante imputato di favoreggiamento per avere negato di pagare il pizzo), Eugenio Di Pieri (commerciante imputato di favoreggiamento), Giovanni Acquaviva (commerciante imputato di favoreggiamento), Carlo Di Blasi (intestazione fittizia di beni).

