Discariche tra Tarderia e Pedara| accumulate nel Parco dell'Etna - Live Sicilia

Discariche tra Tarderia e Pedara| accumulate nel Parco dell’Etna

La zona, già segnalata sette anni fa da Legambiente, è oggi in condizioni critiche: eternit e materiali isolanti mescolati alla vegetazione.Il Comune, per ovviare, sta cooperando con l’Ente Parco. FOTO

il reportage
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PEDARA – La via è quella che, dal versante etneo meridionale, raggiunge Tarderia e poi Pedara. In contrada Piano Ellera, tra le foglie secche ai bordi della strada, corre una scia di spazzatura d’ogni genere. Siamo alle soglie del Parco dell’Etna, il vulcano entrato a far parte del patrimonio Unesco. La traccia conduce nella boscaglia: addentrandosi si trova la classica plastica, elettrodomestici distrutti, materassi e molti copertoni abbandonati tra gli alberi. Materiale compreso nella categoria dei rifiuti ingombranti o tra quelli speciali.

Ma inquieta soprattutto il modo in cui questi rifiuti si mescolano alle foglie secche,

Eternit

tra cui spicca il giallo della lana di roccia: se ne intravedono più strati sovrapposti. Non sembra suolo quello su cui si cammina, anche la consistenza non è più quella di un terreno boschivo. E’ noto il censimento svolto nel 2008 dalla sezione catanese di Legambiente: secondo quanto riferito dal presidente Renato De Pietro, all’epoca erano state mappate oltre 100 micro discariche nel territorio del Parco dell’Etna. Qui ci si trova entro la zona C del Parco, in un punto che già sette anni fa spiccava per la presenza di amianto. Proseguendo lungo via Monte Po, infatti, la situazione non migliora: oltre a mucchi di detriti edili, iniziano a comparire vasche per acqua e pannelli in eternit, abbandonati tra le sterpaglie oltre il limite della carreggiata. Anche qui la vegetazione va amalgamandosi alla spazzatura, suggerendo un’abitudine vecchia di anni. Tuttavia la zona non sembra del tutto lasciata a se stessa, visto il passaggio di almeno un mezzo della nettezza urbana.

Risponde Antonio Fallica, vicesindaco di Pedara. Il Comune risulta infatti informato della questione. Dopo le segnalazioni di Legambiente la zona era stata effettivamente bonificata, anche dall’amianto; ma nel Gennaio 2015 alcuni sopralluoghi hanno documentato la situazione già descritta. “Il problema è il cassonetto virtuale” – afferma il vicesindaco. “Quando viene rimosso un cassonetto, l’idea di moltissima gente è di

Altri rifiuti

continuare a lasciare lì i propri rifiuti”. Perché, allora, rimuovere dei cassonetti? “Perché diventano micro discariche”. Non si stenta a crederlo. I provvedimenti del Comune sembrano fattivi: si parla di monitoraggio delle zone più maltrattate mediante telecamere, di numerosi verbali emessi dai Vigili Urbani, nonché del progressivo estendersi della raccolta differenziata porta a porta. In sviluppo anche l’idea di realizzare alcune micro isole ecologiche nella zona nord di Pedara.

Personalmente, Fallica ha anche coordinato le operazioni proprio lungo la via Monte Po, durante un’iniziativa di pulizia generale. Ma un altro ostacolo è il fatto che la maggior parte di questo materiale si trovi disperso su terreni privati non recintati, i cui proprietari avrebbero l’obbligo legale di contribuire economicamente alla rimozione. Tuttavia il problema di fondo sembra risaputo: “La solita idea dei siciliani che una zona boschiva serva a scaricare rifiuti. Tra l’altro il Parco dell’Etna è stato iscritto dall’Unesco [nel 2013, ndr] tra i luoghi Patrimonio dell’Umanità: non è solo un titolo, ma un impegno che va mantenuto”.

 


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Commenti

    Munnezza … patrimonio dell’umanità.
    Etna … l’ennesima occasione bruciata da questa classe di raccomandati politici.

    Buonasera,grazie per dare un’ulteriore”conferma”alle vostre foto con le mie di foto,dello stesso sito e precisamente di via cozzarelli,mandate all’attenzione dell’U.R.P.di Pedara nel periodo da Voi menzionato e purtroppo anche la via che porta in via Buonarroti,zona boschetto,inviate più di 10foto.Saluti

    Il sindaco, il vicesindaco e gli assessori rispondono solo se intervistati a quanto pare. In compenso se un privato cittadino, disgustato dalla situazione incresciosa e convinto dell’inadeguatezza dei loro provvedimenti, li invita a farsi accompagnare a toccare con mano quello che succede loro non lo degnano della minima considerazione. Questo articolo fa apparire il Comune di Pedara come attivo nella lotta all’abbandono di rifiuti senza regole. Invece io personalmente scrivo con costanza e con costanza vengo ignorata, chiamo i vigili quando c’è flagranza di reato e non possono mai raggiungermi e fare il verbale a chi scarica interi camion di rifiuti speciali sotto i miei occhi. Il cittadino non si può difendere da solo, può solo assistere attonito a questo scempio di cui sono colpevoli persone prive di senso civico ma responsabili i politici che si riempiono la bocca di belle parole e basta. Se la redazione ha bisogno di materiale in merito, ho il computer pieno di mail al Comune e foto dell’enorme discarica a cielo aperto che è ormai l’intera zona. Quello che serve è una bonifica seria, non una ruspa che rimuova i rifiuti localizzati. Le strade, i boschi sono pieni zeppi di rifiuti sparsi. Vicino casa mia hanno scaricato eternit per mesi, lo abbiamo denunciato e nessuno si è assunto l’onere dello smaltimento. Ato, Comune, Ente Parco. Lo hanno bruciato, le jeep ci hanno scorrazzato sopra frantumandolo. È entrato polverizzato nella terra e presumibilmente in falda dato che il basalto che compone il terreno è permeabile, lo abbiamo respirato a pieni polmoni e sappiamo cosa potrebbe causare. Adesso hanno scaricato un camion di cartongesso in pezzi. Abbiamo contattato il Comune dai provvedimenti fattivi. Ad oggi nessuna risposta e nessun interessamento.

    il problema irrisolvibile è l’inciviltà, la maleducazione e l’ignoranza diffusa a tutti ilivelli dei siciliani. Siamo fieri di essere siciliani, sbandieriamo a tutto il mondo che la Sicilia è l’isola più bella, ma alla fine siamo solo un pugno di “zaurdi” patentati. Siamo distanti sempre più distanti dall’europa e ci avviciniamo sempre più all’Africa. Quando ci appellano a terroni hanno ragione.

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