PALERMO – Il ministero guidato da un grillino autorizza nuove perforazioni per lo sfruttamento del petrolio al largo delle coste italiane e immediatamente scoppia la polemica politica, con numerosi esponenti dell’opposizione che ricordano al Movimento 5 stelle il suo passato da “ambientalisti”.
Gli uffici del ministero per lo Sviluppo Economico di Luigi Di Maio hanno dato il via libera alla società americana “Global Med LLC” di avviare nuove ricerche di petrolio sui fondali italiani, tramite perforazioni. Ad essere interessati saranno il mar Ionio, fra Basilicata e Puglia, e la Calabria. La notizia è emersa lo scorso 31 dicembre, quando dal Mise, guidato da Luigi Di Maio, è stato stato diramato il Buig, il bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse.
Un “via libera” che rischia ora di far scattare l’ennesimo cortocircuito fra “i tecnici” e il governo giallo-verde. Da sempre, infatti, il Movimento 5 stelle si è fatto portavoce di infuocate battaglie, concessione di autorizzazioni a perforare il territorio italiano. I grillini hanno più volte fatto dell’ambientalismo una bandiera, strenui sostenitori delle energie rinnovabili, intenzionati a combattere il rapporto (apostrofato come “velenoso”) fra la politica e le grandi aziende petrolifere.
Ma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha subito messo le mani avanti sulla vicenda: “I permessi in questi giorni dal Mise sono purtroppo il compimento amministrativo obbligato di un sì dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo“. A stretto giro, arrivate anche le dichiarazioni del vice premier Luigi Di Maio: “A dicembre, un funzionario del mio Ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio Governo. Non poteva fare altrimenti. Adesso faremo di tutto per bloccare le autorizzazioni”. Sul tema è tornato anche Beppe Grillo, che ha definito le trivelle “costose e pericolose”, confermando che è pronto il rigetto dei permessi nell’Adriatico.
Insomma, come direbbe qualcuno, “è stato il Pd”, ma il governo giallo-verde è già finito sotto attacco: sia il leader dei Verdi Angelo Bonelli, sia il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano hanno tacciato l’esecutivo di “ipocrisia” e promettono battaglia.
In Sicilia, sull’argomento è intervenuto il capogruppo all’Ars dei “Popolari e Autonomisti” Carmelo Pullara, che ha accusato i grillini di trasformismo: “Il Movimento che si rivela ancora una volta propagandistico e basta. Contro le trivellazioni in mare occorre agire, mi chiedo cosa intenda fare Cancelleri, o i nuovi paladini al suo seguito che sulla vergogna ionica non hanno ancora detto una parola. Cosa dobbiamo aspettarci noi siciliani per il nostro Mediterraneo? Stessa sorte?”.
In effetti, nella scorsa legislatura, quella contro le concessioni petrolifere era stata una delle battaglie più agguerrite fra quelle portate avanti dai pentastellati di sala d’Ercole. Il governatore Rosario Crocetta e la sua maggioranza vennero più volte accusati di essere succubi delle scelte del governo nazionale. Nell’estate del 2014, infatti, l’esecutivo guidato da Matteo Renzi aveva approvato lo “Sblocca Italia”, il discusso decreto che prorogò l’autorizzazione alle trivellazioni, in diverse zone della penisola. A differenza di altre regioni, guidate sia dal centrodestra sia dal centrosinistra, la giunta siciliana non oppose resistenza al provvedimento, anzi. Crocetta stesso definì la ricerca petrolifera sui fondali una “grande opportunità” per l’isola, scatenando l’ira dell’opposizione grillina.
Già nel dicembre del 2014, in un passaggio d’aula rimasto memorabile, i deputati 5 stelle regalavano al presidente un cappello da texano, “per la sua indiscutibile simpatia verso i petrolieri”. Così affermava il capogruppo all’Ars Valentina Zafarana, mentre l’ex candidato alla presidenza Giancarlo Cancelleri arrivava a chiedere un referendum consultivo, per permettere ai siciliani di esprimersi sul tema.
La contestazione in aula continuò per tutto il 2015. A marzo, il presidente della commissione Ambiente Giampiero Trizzino presentò 5 disegni di legge per impegnare la giunta a un cambio di marcia: “Puntiamo a stoppare l’articolo 38 dello ‘Sblocca Italia’ e contro il rischio di trivellazioni in tutta la Sicilia”.
Furono mesi di passione in sala d’Ercole, durante i quali i pentastellati tornarono sull’argomento decine di volte: “L’ignoranza del governo sul tema – affermava la deputata Angela Foti – rischia arrecare danni enormi a pesca, turismo e fauna, favorendo anche il sopraggiungere di terremoti”. Nel 2016 venne indetto il tanto atteso referendum nazionale per abrogare l’art. 38 dello “Sblocca Italia”. Il M5s fece una campagna imponente per invitare gli elettori a votare “sì”. Con i grillini erano schierati apertamente la Lega, Fratelli d’Italia e alcuni esponenti del Pd, fra cui il governatore della Puglia Michele Emiliano. La consultazione fu un flop, essendosi recato alle urne poco più del 30% degli aventi diritto.
Ora, passati quasi tre anni da quel giorno, dopo il cambio di passo su Tap e Ilva, l‘autorizzazione concessa nei giorni scorsi dal Mise rischia di trasformarsi nell’ennesima giravolta del Movimento “di governo”.
*Aggiornamento
La nota dei deputati M5s all’Ars: “La nostra linea non è mai cambiata”

