Montante, i video e i dossier | È il festival degli sputtanamenti

Montante, i video e i dossier | È il festival degli sputtanamenti

Montante, i video e i dossier | È il festival degli sputtanamenti

Le parole dell'inchiesta, anche a prescindere dalle cose penalmente rilevanti. L'angoscia che sale.

L'inchiesta e altro
di
4 min di lettura

Negli intrecci del caso Montante, come è stato fin qui svelato e definito, si avverte la felpata suggestione di un Grande Fratello origliante e adocchiante – l’originale di George Orwell, non la copia di Barbara D’Urso – in servizio permanente effettivo.

Una pupilla sfuggente e instancabile che sarebbe stata ghiotta di frammenti privati, in un variopinto festival degli sputtanamenti presunti. Un’orgia delle dicerie che si sarebbe avvalsa di chiacchieratissime spiate, di video agitati e mai visti, di sussurri e allusioni. Una liturgia della scabrosità che avrebbe raccolto sguardi più o meno indiscreti, capaci di penetrare nei drappeggi del confidenziale, per trarne eventuali tornaconti. Ecco il riflesso che si staglia, nitido, fantasmagorico, o artificioso che sia, caso per caso, sullo sfondo della Sicilia sciroccata e scioccata.

In premessa, secondo giusto equilibrio, bisognerebbe scriverlo a margine della presente e di tutte le inchieste: chiunque è innocente, fino a prova contraria e perfino certi comportamenti penalmente irrilevanti, ma subito bersagliati da un irrevocabile giudizio morale, andrebbero maneggiati, almeno, con il beneficio del dubbio.

Eppure, quel riverbero opaco, la parvenza di un Grande Fratello dedito a spiare, annotare e catalogare, soprattutto, informazioni dalla pruriginosa sembianza, si coglie nell’accenno di alcune storie venute a galla nei giorni dell’indagine. Giorni in cui la vita che è privata, proprio perché non è pubblica, gli aspetti intimi che si definiscono tali, proprio perché non di tutti, sono diventati disponibili sugli scaffali di ogni occhio e ogni orecchio, di ogni morbosa curiosità.

Esempio di scuola. L’argomento più gettonato nei bar e sui social, tra un caffè irridente e un pettegolo like, è il cicaleccio sul cosiddetto e fantomatico “video hard di Crocetta”. Di che si tratta? Basta scorrere cronache e brogliacci: Montante avrebbe impedito “che venisse reso pubblico da parte di giornalisti un video dal contenuto scabroso (ecco la ricorrente scabrosità, ndr) attinente alla vita privata di Crocetta”. L’ex governatore ha commentato: “Mi dipingono come una pornostar, come se fossi Rocco Siffredi. Ma dov’è questo video? La verità è che non esiste, è una bufala come al solito per denigrare la mia omosessualità. È falso come falsa è stata la notizia dell’intercettazione in cui avrei sentito le frasi contro Lucia Borsellino”.

C’è un altro ‘passaggio, raccontato agli inquirenti da Giulio Cusumano. L’ex vicepresidente dell’Ast: “Sarebbe stato ‘avvisato’ dall’allora governatore Lombardo (che ha smentito e minaccia querela) dell’esistenza di un plico contenente informazioni riservate, riferito all’omosessualità dello stesso Cusumano oltre a presunte – rivelatesi inesistenti – parentele mafiose”. Cusumano, attuale consigliere comunale di Palermo, ha collegato l’evento alla sua attività di contrasto alla fusione della Jonica Trasporti in Ast. Un’operazione che sarebbe stata caldeggiata da Montante, così riferiscono le cronache.

E ancora una trama contigua, come se non bastasse, finita sui giornali, che riguarderebbe Nicolò Marino. “Nell’ordinanza del gip di Caltanissetta – si legge – risulta che Marino è tra i personaggi ‘spiati’ da Montante attraverso la sua rete parallela di uomini delle forze dell’ordine. Inoltre viene citata la testimonianza di Alfonso Cicero, secondo cui Giuseppe Catanzaro ‘verso la fine del 2013 gli aveva confidato che Montante deteneva un dossier e un video contenente immagini relative alla vita privata del dott. Marino e si stava adoperando per diffonderli mediaticamente al fine di delegittimare costui, che, nella sua funzione di assessore aveva assunto posizioni di contrasto con Confindustria Sicilia e con il Catanzaro stesso nella vicenda della gestione dei rifiuti'”.

Sparse annotazioni in calce che, virgola per virgola, chiamano in causa video “inesistenti”, avvisi, propalazioni, confidenze, dossier a vario titolo, fotogrammi, spezzoni e gossip. Qui si riflette – in via suggestiva, appunto – uno scenario sufficiente per immaginare una plurima lotta al coltello in vista di un posto al sole, mediante l’uso di brandelli dell’altrui intimità.

Quanto del materiale in circolazione avrebbe un’effettiva aderenza con la realtà? Quanto sarebbe accaduto davvero? Quanto degli incartamenti di una indagine profonda e scrupolosa approderà a comportamenti penalmente sanzionabili, nelle parole di una sentenza, o rimarrà incardinato alla semplice – e non è detto che sia meno grave – riprovazione etica di personaggi, interpreti e sceneggiature? Quanto, invece, verrà prosciolto, per essere consegnato alla riabilitazione? Non lo sappiamo. Né ci sogniamo di indicare colpevoli o responsabili, di nessun grado, prima dei tempi stabiliti del giudizio.

Tuttavia – leggendo e rileggendo – si appiccicano addosso, inestinguibili, un retrogusto del contesto, una nausea della sovrabbondanza e un’amarezza della rassegnazione, nella metafora del Grande Fratello, in appendice al caso Montante. Ci sarebbero stati occhi puntati negli snodi più fragili. Sguardi tra lenzuola e cuori. Campi minati pronti a saltare all’occorrenza. Sicché, oggi, nella Sicilia sciroccata e scioccata, nell’Isola delle vendette, delle crudeltà, dei voltafaccia (Montante, chi era costui?), l’unica domanda che abbia un senso è forse questa: quanto vale la vita di una persona stretta nelle bocche del potere?


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI