Ministro Nello Musumeci, quasi d’obbligo chiederle un ricordo di Pippo Baudo, nato come lei a Militello Val di Catania.
“I ricordi sono tanti, ovviamente. E riaffiorano nella mente nel momento del congedo. Al quale non siamo mai pronti nonostante l’età e la consapevolezza che negli ultimi mesi Pippo fosse sofferente. Sono ricordi che risalgono alla mia infanzia, quando il paese si fermava la sera in cui si trasmetteva ‘Settevoci’. Come quando si desertificavano i centri abitati durante il Covid.
Ricordi indelebili
“Sì, perché Pippo era diventata la bandiera di riscatto di una comunità agricola come Militello che cominciava a combattere battaglie di retroguardia. Pippo era la carta della rivincita. Era diventato l’orgoglio di tutti noi paesani e vederlo in televisione era per tutti noi una grande emozione. Ricordo le sue presenze d’estate nella casa di famiglia di contrada Chiusa, dirimpetto a casa mia, appena fuori dal centro abitato. E poi lo ricordo in modo particolare quando da presidente della provincia organizzavo la Settimana del barocco a Militello e Pippo fu più volte nostro ospite. Quasi da direttore artistico a titolo gratuito. Era una festa di popolo. Insomma, ricordi si sommano a ricordi”.
La sua più forte memoria personale?
“La sua vicinanza quando ho perso mio figlio Giuseppe. Questo è il momento nel quale ti rendi conto che abbiamo perso tutti qualcosa. ‘Tutti’ significa l’Italia: perché Pippo è stato un uomo di spettacolo che ha introdotto uno stile. Che non aveva bisogno dei testi per condurre una serata: improvvisava sulla scorta di una semplice scaletta ed era sicuro in forza di una cultura e di una conoscenza che aveva accumulato negli anni. Perché era molto scrupoloso, ha sempre preteso il massimo da se stesso”.
C’è un aneddoto legato al vostro rapporto che custodisce con particolare gelosia?
“Un giorno ero sulla terrazza di casa mia. Era d’estate. Pippo era in abbigliamento dimesso, mi fece cenno: ‘Vieni a prendere il caffè?, e così lo raggiunsi. La distanza era sì e no di trenta metri. Gli chiesi perché – nonostante ormai la scomparsa dei suoi genitori – lui mantenesse ancora in vita l’agrumeto con costi anche rilevanti. Mi rispose: ‘Qui ogni cosa parla dei miei genitori. E lo faccio per questo. Vedi questo albero di limoni? Qui papà si fermava, si girava, e faceva la pipì. Sempre qui. Non so perché’.
Ecco, è finita che anch’io ho preso quest’abitudine (ride, ndr). È un ricordo che conservo con tanto, tanto piacere. Adesso siamo tutti più tristi e anche più poveri”.
Un’appartenenza alla propria terra che vedrà Militello riservargli l’ultimo saluto.
“Militello era il suo microcosmo. Quando comunicò ai genitori l’idea di sposare con rito civile Katia Ricciarelli la condizione della madre, che esercitava una forte influenza sul suo figlio unico, fu una sola: se ti devi sposare non puoi che farlo al tuo paese. Se lo fai fuori, la gente cosa può dire?
Ecco era la dimensione paesana di una donna che ancora rispettava le regole e i costumi e pretendeva che anche il figlio facesse lo stesso”.
E andò così.
“Pippo non poteva dire no alla madre. Tutto fu organizzato al Comune. Era l’86, ricordo benissimo, io lavoravo in banca e al mio direttore chiesi mezza giornata: fu clemente e ovviamente andai come migliaia di altri compaesani ad assistere a quella cerimonia che consacrò Pippo a secondo principe di Militello. Perché il primo fu Francesco Branciforte”.
In questo tempi in cui tutto scappa via, persino uno come Pippo Baudo potrebbe rischiare, col passare del tempo, di essere dimenticato?
“Credo non si possa scrivere la storia della televisione italiana senza dedicare un lungo capitolo a Pippo Baudo. Per le ragioni che abbiamo appena detto. Pippo non era soltanto un conduttore. Pippo era uno stile, l’eleganza, la creatività, la fantasia. Sono tutti elementi che riusciva a sintetizzare creando una specificità. Il baudismo che nell’idea di chi lo ha coniato doveva essere un giudizio negativo, è invece la conferma di come quest’uomo abbia saputo fare della Rai, della televisione, non soltanto uno strumento di intrattenimento ma anche un veicolo culturale e formativo. Per questo il baudismo continuerà a restare.
E, purtroppo, vedo pochi successori. Vedo pochi eredi”.
Sarà a Militello per i funerali?
“Guardi, io mi trovo all’estero e questa è la cosa che più mi addolora. Non potrò essere mercoledì a Militello. Ma la prima cosa che farò al mio ritorno sarà quella di deporre un fiore sulla sua tomba di famiglia. Esattamente come ho fatto quando abbiamo accompagnato i suoi genitori. Anche questa scelta di volere la propria sepoltura accanto ai nonni e accanto ai propri genitori, conferma il forte legame con la sua terra. La testimonianza concreta di come un albero non tradisca mai le proprie radici”.

