No, caro assessore Catania |Quel lato B non c'entra - Live Sicilia

No, caro assessore Catania |Quel lato B non c’entra

Giusto Catania si schiera contro la volgarità di certe pubblicità. Ma dietro la violenza forse c'è l'oscurità di una generazione senza speranze. Che con la pubblicità non c'entra.

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La pubblicità si sa è una cosa volgare. È un genere che raccoglie testi in lotta, testi che devono emergere per esistere, scalpitando nella jungla mediatica. Essi, allora, proprio per questo, devono essere essenziali, devono puntare al sodo. E sodo è per l’appunto il sedere della solita signorina che imperversa in città nell’annuncio di una compagnia telefonica, insieme all’altra indicazione che conta, il prezzo. Prezzo e culo: il grado zero della pubblicità.

Si potrebbe obiettare che, di strada, dal grado zero, negli anni, se n’è fatta, di volta in volta rinnovando il repertorio della volgarità da sbattere sul manifesto in un vertiginoso andirivieni di facce e deretani, alte idealità e becere pulsioni, solenni promesse ma anche procaci seduzioni. Tutte su misura di uomo medio. E non sono pochi quelli che pensano che non è nel culo la volgarità ma in quella medietà che ci vuole assimilare tutti, ricordandoci, contro ogni rimostranza, che non c’è differenza fra noi e il resto. Che siamo proprio noi, e non il nostro buzzurro vicino, il target della (di quella!) pubblicità.

Ma cosa dice nel dettaglio la campagna incriminata? Fa una metonimia, dichiara di non voler essere come le altre del genere, riportando quell’immagine di culo lì alla sua ragion d’essere commerciale: io non sono finta come il culo che ti faccio vedere ma al contrario manterrò la mia promessa di farti pagare quanto dichiaro a caratteri cubitali.

Di questi giorni è il comunicato dell’assessore Catania che, rilanciando in termini locali la polemica sul “corpo delle donne”, si schiera contro la volgarità di certe pubblicità, indicate come matrice culturale, frame all’interno del quale trova posto la violenza sulle donne, incluse le ultime tragiche vicende di via Uditore. Gioco facile indicare l’italietta televisiva che conosciamo, il culo della signorina, la nostra volgarità sputtanata sui muri come colpevole di omicidio.

Sommessamente vorrei far però notare che, nell’annuncio, nulla si dice del corpo che quel culo comprende: dietro di esso non c’è nessuna donna, nessuna storia d’amore, non c’è niente che racconti, né l’amarezza di essere lasciati da chi si ama, né l’infelicità delle nuove generazioni che non riescono a ottenere nulla nella vita se non la stabilità della loro storia d’amore. Non c’è il buio di chi non vede valore fuori dalla coppia, non riuscendo nemmeno a pensare un futuro oltre il fallimento. Non c’è la tragedia di chi non sa più dire “domani è un altro giorno”.

No quell’immagine è solo un puro culo. Pura pubblicità.


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Commenti

    la matrice è e resta sempre la stessa….mammà

    Se parli come scrivi stai messo male.

    Banale come la calia!

    Sig. Mangiapane, ma lei è veramente convinto di quello che scrive o è solo un’occasione per contestare l’Ass. Catania? Purtroppo, finchè gli uomini continuerete a pensare che il femminicidio è frutto di menti malate, di disagi sociali, di isolati casi di infelicità e non prendete coscienza che, invece, è una miseria della vostra cultura maschilista, continueremo ad assistere a queste tragedie. E poichè la cultura è fatta anche di simboli, Sig. Mangiapane, la pubblicità di quel culo sodo c’entra e come!!! L’uso del corpo femminile, se lei non l’ha ancora capito, veicola il concetto che la donna è un oggetto tal quale l’oggetto che pubblicizza e, di conseguenza, come dell’oggetto, puoi farne ciò che vuoi, anche distruggerlo. Rifletta su questo mio breve e non esaustivo messaggio, si assumi le sue responsabilità di uomo ed aiuti, con i suoi articoli, a far crescere altri uomini

    Questo articolo è banale, scritto male e superficiale.

    Spero di non leggere altre analisi così approssimative e pericolose!

    In Inghilterra e in Germania, paesi notoriamente non bigotti, vige una legislazione in cui il corpo (maschile o femminile) non può essere “usato” in modo strumentale o svestito. Non per bigottismo, ma per l’uso distrorto che subliminalmente poi “passa” nell’immaginario collettivo ed educativo. Ripeto, senza distinzione di maschile o di femminile. Ci hanno tenuto a specificare il carattere “educativo” della norma: i minori, nella crescita, non hanno gli strumenti critici (dell’ironia, del distacco, della considerazione matura) per osservare e valutare la differenza tra “corpo” e “persona”. Non solo : sono pieni di dubbi immensi e con un bombardamento di modelli maschili e femminili che recano messaggi sessuali. Ripeto: noi adulti li valutiamo per quel che sono. Se siamo adulti e consapevoli li valutiamo da soggetto e li maneggiamo tranquillamente. Ma se non siamo strutturati e se non abbiamo strumenti critici educativi adeguati (e tale è il caso dei bambini, dei ragazzi, e degli adulti con regressioni personali) ne rimaniamo oggetto e introiettiamo lo stimolo sessuale. Una collettività adulta e responsabile deve interrogarsi innanzitutto della fragilità costituzionale dei nostri ragazzi e cercare di strutturarne il carattere e la forza non aggredendoli con stimoli non guidati, non previsti e non regolati. E’ su un dibattito simile che in Germani e in Inghilterra non è ammesso un cartellone come quello che vediamo in questi giorni. E la libertà di espressione o di nudità, parziale o complessa che sia, è affidata alla scelta responsabile e autonoma dei singoli. I tabloid, i giornali, infatti ne sono pieni, ma consapevolmente e in modo maturo e adulto. Pago e dunque scelgo. Il problema dunque non è la nudità in se, la pornografia in sè, come dire: tuttu bonu e binidittu se lo voglio, ma la riflessione matura intorno alla nudità o alla pornografia, assicurando il valore primario della scelta e non dell’imposizione libera e tacita, specie considerando che i bambini e i ragazzi osservano e si trovano imposta; sono scelte che i ragazzi devono fare gradualmente crescendo e con la testa, dando sempre il primato della libertà e della scelta alla volontà e alla testa non delegando agli ormoni stimoli che poi non tutti sanno controllare. Ripeto: messaggio bypartisan, vale per gli uomini come per le donne.

    Ho dimenticato: usato nelle pubblicità esposte su strada o in luoghi pubblici.

    Sig. Mangiapane , sono meravigliata il suo articolo si lega a quale teoria? che la pubblicità sessista è altro rispetto alla violenza sulle donne? sono facce di una stessa medaglia che relegano la donna al mero concetto di oggetto che la esula dal pensarla come persona , come ad un giocattolo senz’anima che si può possedere o distruggere o appendere ad un cartellone come si vuole . Violenza è tutto ciò che lede la persona.
    Non basta usare figure retoriche come la metonimia per darsi un tono colto nella discussione , perché nel suo manca l’analisi , specie la socio antropologica , e solo un puro esercizio di oratoria fine a se stesso senza contenuto rilevante, discussione da bar dello sport , forse i sofisti avrebbero fatto di meglio.

    Ciao Mila, il mio articolo non era sulla opportunità di vietare le pubblicità del tipo di quella di cui stiamo parlando. Sulla questione ognuno ha le sue idee, io sarei indeciso, rimane, come ho scritto, che trattasi di cattiva pubblicità, nel senso di pubblicità di cattivo gusto.
    Si potrebbe riflettere se abbia senso pensare alla pubblicità con il culo come pubblicità di cattivo gusto e quella del politico come pubblicità di buon gusto. Ovvero, ho portato le ragioni di chi pensa di poter legittimamente riconoscere questa volgarità così evidente al gesto pubblicitario tout court.
    Detto questo, è davvero difficile dimostrare come l’esibizione kitsch del deretano della pubblicità in oggetto possa in qualche modo essere collegata ai tragici fatti di questi giorni.
    Ognuno si accontenta delle interpretazioni che vuole 🙂

    G.Le sig Mangiapane, non ci conosciamo e non so quali competenze lei abbia per scrivere di punblicita’. prima di scriverne e di definirla volgare “tout court”, le consiglierei di sfogliare qualche annual italiano o internazionale, si rendera’ conto che, come sempre, le generalizzazioni non funzionano. La invito a studiare le campagne di Leo Burnett, Emanuele Pirella, David Ogilvy (per citarne alcuni) e si accorgera’ di trovarvi intelligenza, sense of umor, ironia e conoscenza del “sociale”. Se poi, all’interno di questo mondo (che peraltro serve anche a finanziare il sito che ci ospita e che ci da la possibilita’ di confrontarci) ci sono degli improvvisati, mi creda, questo non fa bene a nessuno, neanche a noi pubblicitari. Un saluto.

    la pubblicità serve ad attirare l’attenzione sul prodotto pubblicizzato.
    Se perfino l’assessore di una città metropolitana come la nostra ne parla e cittadini e giornali ne discutono……vuol dire che il pubblicitario ha colto nel segno.
    Una gratifica per lui, “chiacchiere e tabaccheri i lignu” per noi.
    Un quadro o una statua non sono belli o brutti, sono quello che noi ci vogliamo vedere.
    C’è chi vede il culo, c’è chi vede il prezzo dell’offerta, a ciascuno il suo.

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