Oasi di Troina, esposti e inchiesta dalla Sicilia al Vaticano

Oasi di Troina: milioni, esposti e inchieste dalla Sicilia al Vaticano

Ieri i carabinieri hanno perquisito la struttura sanitaria
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PALERMO – L’inchiesta della Procura europea sull’Oasi di Troina parte dall’esposto dell’avvocato Claudio Volante, che fino allo scorso febbraio era il direttore generale dell’Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico per il ritardo mentale e l’involuzione cerebrale senile.

Un esposto inviato alla magistratura, all’assessorato regionale alla Sanità, che finanzia l’Oasi, e al Vaticano da cui dipende. Ad un certo punto, a cavallo del Natale scorso, Volante ha preso un aereo ed è volato in Vaticano per denunciare quella che ritiene sia stata la mala gestio della struttura sanitaria.

Nell’esposto si parlerebbe di irregolarità nella gestione di milioni di euro. Tanti milioni. Volante punta il dito contro quello che ha definito “un sistema di società, come se fossero scatole cinesi”. Ed è quando ha messo per iscritto i dubbi sul sistema che, a suo dire, all’Oasi si sarebbero chiusi a riccio.

Il meccanismo di difesa avrebbe spinto il Consiglio di amministrazione, lo scorso 28 febbraio, a condividere “la necessità di revocare con effetto immediato” il suo incarico.

Dall’Oasi trapelò che non avevano gradito il fatto che la proprietà, e cioè il Vaticano, fosse stato tagliato fuori dalla gestione. Non erano piaciute le nomine e le consulenze decise da Volante, eletto consigliere comunale a Palermo in una lista collegata a Fabrizio Ferrandelli ed infine approdato a Diventerà Bellissima, il movimento del presidente della Regione Musumeci. La matrice delle nomine era apparsa di natura politica. Una lottizzazione, insomma.

Volante, di contro, riteneva di essere diventato il bersaglio di chi non gradiva la sua presenza tra i piedi. Bollava come strumentale il parere chiesto all’Anac sulla sua nomina (ritenuta alla fine legittima), così come l’audizione della Cgil in commissione regionale antimafia e le interrogazioni parlamentari.

Ora lo scontro passa dal tavolo della politica a quello della magistratura. Volante, subito dopo la sua nomina dello scorso giugno, iniziò a chiedere il recupero di crediti per 40 milioni che, secondo la sua ricostruzione, l’Oasi vantava da alcune società collegate. Eppure non solo non venivano messi all’incasso, ma si continuava a sborsare centinaia di migliaia di euro mensili per l’affitto di immobili e servizi.

Secondo Voltante, il Consiglio di amministrazione dell’Oasi sarebbe guidato dagli stessi nomi che compongono il Cda di fondazioni di natura privatistica collegate all’istituto. Le stesse società che incassano pagamenti a sei zeri.

Poco trapela, ma i carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo nelle perquisizioni di ieri avrebbero prelevato documenti su affitti di immobili, cessioni di crediti, noleggio di strumentazione. Milioni su milioni. Un mese fa è stato l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, a inviare gli ispettori.

Il presidente dell’Irccs, padre Silvio Rotondo, si mostra sereno. “Forniremo tutta la collaborazione necessaria – spiega – e siamo pronti ad essere sentiti dagli inquirenti per dimostrare l’infondatezza delle accuse. Siamo certi che riusciremo a dimostrare la nostra estraneità ai fatti contestati poiché abbiamo sempre operato con trasparenza e legalità”.

Alla vigilia delle perquisizioni di ieri si è mosso il Vaticano, probabilmente rispondendo, dopo alcuni mesi, alle sollecitazioni di Volante. È partita una “due diligenze”, cioè una verifica di ciò che è accaduto e accade a Troina.

La gestione è finita sotto inchiesta, compresi i finanziamenti regionali, stati ed europei. Ecco perché sono i magistrati della sede palermitana della Procura europea a coordinare le indagini.


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