PALERMO – C’è sempre qualcosa che conta più del parlamento. Dopo inconcludenti sedute d’Aula, che hanno “inchiodato” i deputati ai loro scranni per la bellezza di 11 ore in tre settimane, i parlamentari, tre giorni fa, si sono salutati dandosi appuntamento al 21 giugno. C’è sempre qualcosa che conta più dell’Ars. In questo caso le elezioni comunali sparse lungo la Sicilia. A che serve, allora, l’Assemblea? Perché tenere aperto un parlamento quasi sempre vuoto e inconcludente?
Una provocazione, ovviamente. Ma fino a un certo punto. Perché i numeri sono impietosi. Il lavoro complessivo a Sala d’Ercole si fermerà a quella quota: 11 ore in un mese. Tanto lavoreranno gli onorevoli dell’Isola. Ben cinque le sedute celebrate tra il 19 maggio e il 21 giugno in quello che gli stessi inquilini ricordano essere “il parlamento più antico d’Europa”. Così antico che in fondo, forse, può attendere.
Nei prossimi giorni bisogna sostenere sindaci e consiglieri comunali. E forse gli stessi deputati sono consapevoli che della loro assenza a Palazzo dei Normanni i siciliani non si accorgeranno nemmeno. Basterebbe guardare, al di là della quantità, la qualità della produzione del parlamento siciliano. Che si è dedicato, in questo anno solare, a nessun’altra legge che non fosse la “correzione” (dopo le immancabili impugnative di Roma) di norme precedentemente approvate. Oltre, ovviamente, alle sempre caotiche e affannose leggi di stabilità, che nella gran parte del testo altro non sono se non erogazioni utili a tenere in piedi carrozzoni immortali, un personale pubblico monumentale e un precariato ormai a tempo indeterminato.
Insomma, a che serve l’Assemblea regionale? Una domanda che Livesicilia ha posto altre volte, raccontando, nel corso di questi anni, l’abitudine a disertare l’Aula e la scarsa “efficacia legislativa” del parlamento. L’idea, insomma, è quella che l’Ars serva solo a se stessa. A tenere in piedi, cioè, un apparato fatto di deputati, certo, ma anche di consulenti e collaboratori, di dipendenti e “avventori vari” del Palazzo.
Ovviamente, offrono i siciliani. E il conto è piuttosto salato. Ed è sempre lo stesso. Le undici ore di lavoro di gennaio a Palazzo dei Normanni sono costate ai siciliani cinque milioni. Tanto costa, al mese, l’Assemblea regionale. Se si escludono dal conteggio spese come quelle riguardanti le pensioni, che poco hanno a che vedere con la produttività dell’Assemblea. Ma che porterebbero le spese a oltre dodici milioni al mese.
In questo arco di tempo teso tra il 20 maggio e il 21 giugno, un milione e mezzo andrà ai deputati regionali, che riceveranno una indennità lorda da 11.100 euro: oltre duemila euro a seduta. Senza contare personale di segreteria, consulenti, auto di servizio: altri 300 mila euro annui. A cui vanno aggiunti i dipendenti dei gruppi parlamentari: un altro mezzo milione. C’è poi la spesa che riguarda i dipendenti del Palazzo, il cui stipendio – come è giusto – non dipende dall’attività dell’Aula: un mese di buste paga costano due milioni e mezzo. Mentre le spese per la rappresentanza e il funzionamento complessivo dell’Assemblea pesano per un altro mezzo milione di euro. Insomma, fanno cinque milioni. Un milione per ogni seduta dell’Assemblea che non produce nulla.

