Omicidio Cimò, interrogata |la domestica Giuseppa Grasso

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Indagata per favoreggiamento, la Grasso ha ricostruito i rapporti con la vittima e Salvatore Di Grazia, marito della donna scomparsa e imputato per il delitto.

CATANIA – Pina Grasso è una delle testi chiave del processo per l’omicidio di Mariella Cimò, la donna scomparsa il 25 agosto 2011 dalla sua villa di Gravina di Catania. Ieri si è seduta sul banco degli interrogatori. La Corte d’Assise presieduta da Rosario Cuteri prima dell’inizio dell’interrogatorio da parte dell’accusa, rappresentata dal Pm Angelo Busacca, ha deciso di ritirarsi in Camera di Consiglio per decidere come avviare la deposizione della donna, visto che la Procura l’ha iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di favoreggiamento.

La decisione dei giudici è stata quella di procedere alle domande senza porre quesiti collegati o diretti ai capi d’imputazione. Pina Grasso, domestica della coppia, ha ricostruito i momenti precedenti alla scomparsa e quelli successivi. Oltre a questo ha chiarito anche la natura dei rapporti personali e professionali che la legavano alla presunta vittima e all’imputato Salvatore Di Grazia, marito della Cimò e accusato di omicidio e soppressione di cadavere. Il corpo dell’anziana, infatti, non è stato mai ritrovato: l’ipotesi della procura è che sia stato distrutto e che Pina Grasso abbia fornito un aiuto in questo al coniuge di Mariella Cimò.

Nella ricostruzione dei momenti antecedenti e successivi al momento in cui l’accusa ha stabilito che sia avvenuto il delitto, scattato a culmine di una lite per motivi passionali, il pm fa riferimento ai tabulati telefonici dove compaiono chiamate tra l’utenza di Pina Grasso e l’imputato. Telefonate propedeutiche all’incontro tra Di Grazia e la domestica avvenuto il giorno dopo la scomparsa, il 26 agosto 2011, alla villa in quanto il 77enne doveva prestarle dei soldi utili alla Grasso per saldare dei debiti. La teste ha confermato – elemento favorevoli alla tesi dell’accusa  – che Di Grazia avrebbe cercato di far slittare l’appuntamento e avesse manifestato un certo timore a farla recare alla villa quel giorno.

Non si è parlato, invece, di una possibile relazione extraconiugale tra i due in quanto questo rientra nell’ambito dell’apparato indiziario sulla sua posizione di indagato. Invece ha riferito dell’abitudine del Di Grazia a intrattenersi nell’alloggio al piano di sopra dell’autolavaggio con soggetti di sesso femminile. In un’occasione avrebbe anche visto una donna che scendeva proprio da quell’appartamento dove la Grasso effettuava le pulizie.

Altro episodio che il pm ha voluto chiarire è quello inerente l’uso della macchina intestata alla vittima. Di Grazia concede l’utilizzo a Pina Grasso, dopo la scomparsa, dell’auto della moglie. L’imputato si è sempre giustificato dicendo che avendo un rapporto professionale con la Grasso e il marito, ha ritenuto opportuno prestare il mezzo. lasciato fermo e inutilizzato, alla coppia che ne aveva necessità anche per svolgere le mansioni che gli erano affidate e che alcune volte esigevano spostamenti ad esempio dalla villa all’autolavaggio.

 

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