PALERMO – C’è un vuoto di 12 ore da colmare nella terribile storia dell’omicidio di Piero De Luca, a Palermo. Una lunga parentesi temporale, dal momento in cui viene commesso il delitto dell’ex infermiere del Policlinico in pensione a quello in cui il sedicenne si presenta in questura e confessa.
La confessione del 16enne
Ai poliziotti della squadra mobile riferisce delle pressioni sessuali subite dalla vittima dentro la baracca in una zona di campagna del rione Villaggio Santa Rosalia. Era lì per coltivare il terreno e prendersi cura degli animali – vittime e assassino sono confinanti e si conoscono bene – De Luca lo avrebbe invitato a bere qualcosa.
Il giallo sulle ore dopo l’omicidio
Una volta dentro gli avrebbe proposto di fare sesso, si sarebbe abbassato i pantaloni. Ed è ora che il sedicenne ha afferrato un pezzo di tubo in ferro e ha colpito più volte la vittima al cranio. E poi cosa è accaduto? Il ragazzino sostiene di essere rimasto tutto il tempo nella baracca. Dodici ore accanto al corpo dell’uomo che aveva ferocemente assassinato.
Una versione che non convince gli investigatori della squadra mobile coordinati dal procuratore per i minorenni Claudia Caramanna e dal sostituto Gaetano Guardì. La storia della violenza sessuale sarebbe stata inventata per rendere meno grave la sua già difficilissima posizione? C’è altro dietro l’aggressione? Qualcuno lo ha aiutato?
Cellulare del 16enne sotto analisi
Sono tutti interrogativi a cui dare una risposta. Un aiuto potrebbe arrivare dall’analisi del cellulare sequestrato al sedicenne e mappando gli spostamenti del giovane dalla casa di famiglia a Ballarò fino alla campagna dove è avvenuto l’omicidio.

