PALERMO – Si è svolta in via Libertà a Palermo la commemorazione dell’uccisione del presidente della Regione Piersanti Mattarella assassinato il 6 gennaio 1980. Alla cerimonia hanno partecipato tra gli altri il presidente del Senato Piero Grasso e il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci. I rappresentanti istituzionali hanno deposto corone di alloro all’altezza del civico 137 dove fu ucciso Mattarella. Tra i presenti anche il sindaco Leoluca Orlando e il prefetto Antonella De Miro, e i rappresentanti delle forze dell’ordine. C’erano anche diversi familiari di Mattarella, tra cui la figlia, Maria, recentemente nominata al vertice della burocrazia regionale, con l’incarico di segretaria generale, e parenti di altre vittime, come Vincenzo Agostino con la sua lunga barba bianca che da decenni reclama giustizia.
“Piersanti Mattarella – ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso a margine della cerimonia di commemorazione – rappresentava la svolta e il cambiamento per la Sicilia. Aveva iniziato una politica di rinnovamento basata sulla meritocrazia, sulla legge urbanistica che difendeva il suolo, sulle rotazioni nei collaudi. Tutta una serie di provvedimenti che davano un volto diverso della Sicilia e rompevano gli interessi politico-mafiosi. La sua uccisione segna uno stallo in questo rinnovamento. Una sorta di ritorno all’antico. Una forma d’intimidazione per tutti coloro che osavano contrastare la mafia e i suoi interessi”. “Da 38 anni si ripete questo momento di dolore e commozione, nel ricordo di quella mattina in cui ero il pm di turno. Fui chiamato a fare il sopralluogo e a fare i conti con la triste realtà”, ha aggiunto Grasso.
“Partecipo alla mia prima commemorazione del presidente Piersanti Mattarella – ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – e lo faccio nella consapevolezza di rendere omaggio interpretando il pensiero di tutta la comunità siciliana, a un presidente che ha introdotto l’innovazione nel rapporto tra istituzione e società. Un presidente che voleva una Regione con le carte in regola. Se lo avessimo tutti ascoltato le condizioni della Regione oggi sarebbero diverse e il rapporto di sfiducia dei cittadini e l’istituzione non toccherebbe la percentuale bassissima che tocca: siamo al 12%. Segno evidente che tra la piazza e il palazzo c’è un divario profondo che dobbiamo necessariamente colmare con l’esempio e le buone pratiche”.
“La Regione ha bisogno di una nuova Commissione antimafia che sia animata da una normativa diversa. La legge che l’ha istituita è del 1991. Abbiamo superato la fase di noviziato serve un ritocco alla legge, pur sapendo che la commissione regionale antimafia non può disporre dei poteri di polizia giudiziaria di cui dispongono le commissioni d’indagine del Parlamento nazionale”, ha detto aggiunto Musumeci. ”Tanto si può fare anche in termini di potenziamento delle unità lavorative a supporto del commissari deputati – ha concluso – La legge va rivista, va riformata. La commissione regionale antimafia può svolgere un lavoro d’indagine nella pubblica amministrazione regionale e come dice la Corte Costituzionale può essere di straordinario ausilio a quella nazionale antimafia. Io ne sono convinto e lavoreremo perché questa normativa che è del 1991 possa essere rivista e adeguata ad un mutato contesto generale sociale economico e culturale”.
“A distanza di tantissimi anni – ha detto il sindaco Orlando – la figura di Piersanti Mattarella appare sempre più come quella di un profeta della possibilità di fare politica in Sicilia a servizio della comunità e contro l’illegalità. Piersanti ha dimostrato di essere uno straordinario uomo ed uno straordinario politico con una visione delle istituzioni e del loro ruolo nella società molto più moderna ed innovativa rispetto a quella dei tempi in cui ha vissuto, in cui era “normale” che lo Stato avesse il volto della mafia e la mafia il volto dello Stato. Non stupisce che a quella politica rivoluzionaria sul piano etico e sul piano materiale abbiano risposto in modo violento e coordinato la mafia e l’eversione neofascista. Un motivo in più per proseguire nel suo impegno e per chiedere che sulla sua morte sia fatta luce e giustizia”.

