PALERMO – “Ti vengo ad ammazzare direttamente a casa…”, gli aveva detto una delle tante vittime di rapina. Fa impressione leggere la frase pronunciata da Placido Barrile. Due anni e mezzo dopo, lo scorso sabato 9 maggio, il pregiudicato è stato assassinato con cinque colpi di pistola in faccia. Nei giorni scorsi sarebbe stato fra i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare.
Secondo la Procura della Repubblica, Barrile avrebbe fatto parte di una banda specializzata negli assalti ai bancomat e nei furti in villa. Una di queste divenne una rapina perché a giudicare dal resoconto dello stesso Barrile il proprietario era in casa al momento dell’irruzione.
“Ma tu dici che ti ha riconosciuto?”, chiedeva Daniele Carta, uno degli arrestati nel blitz di carabinieri e poliziotti. “A me sì”, confermava Barrile che aveva risposo alle minacce con le minacce.
Due mesi e mezzo dopo è stato crivellato di colpi all’interno della sua Smart parcheggiata in via Filippo Paladini. Non è l’unica pista battuta dagli investigatori per trovare il colpevole del delitto. Il gruppo aveva un modus operandi violento e potrebbe avere rubato nella casa sbagliata. La banda è stata anche attraversata da tensioni per la spartizione del bottino ma anche per dei colpi messi a segno in assenza di alcuni componenti.
Nel novembre 2023 Barrile si sfogava con Vincenzo Castrofilippo, anche lui fra gli arrestati. Non gli piaceva più il “clima” della banda e diceva: “… ci prendiamo tutti i giraviti, i guanti, le scarpe, walkie-talkie e ci mettiamo per i conti nostri perché mi sono rotto la minchia parola d’onore”. Anche questa è una pista che non può essere sottovalutata.
L’assassino conosceva i movimenti e le abitudini della vittima. L’agguato è avvenuto a poca distanza dalla casa di Barrile che aveva anche dei precedenti per droga.

