CATANIA – “Rispettiamo l’ordinanza della Corte d’assise, ne prendiamo atto e siamo consapevoli che i giudici facciano riferimento alla mancanza di una previsione normativa”. A parlare è l’avvocato Alessandro Coco, che assieme all’avvocato Salvo Leotta assiste la famiglia di Santo Re, il pasticcere 30enne ucciso da un parcheggiatore abusivo, immigrato irregolare, lo scorso 30 maggio.
Akbahue Innocent, immigrato irregolare in Italia proveniente dallo Zimbawe, 37enne, dal 2007 aveva ricevuto 7 ordini di espulsione. Se fossero stati eseguiti, ha evidenziato la famiglia, il delitto non sarebbe mai avvenuto. Invece quel maledetto giorno Re fu ucciso con sei coltellate davanti al bar Quaranta, in piazza Mancini Battaglia, sul lungomare Ognina, dove lavorava.
La famiglia valuterà se proporre impugnazione
“Ma in questa vicenda lo Stato si presenta con un apparato del tutto inefficace se un signore da 17 anni, nonostante le espulsioni, rimanga nel nostro territorio e faccia ciò che vuole”, fa notare l’avvocato Coco.
“Valuteremo se proporre impugnazione, si tratta di un’ordinanza che rispettiamo, ribadisco, ma a nostro avviso non rende giustizia – prosegue l’avvocato Coco -. È manifesta una resa da parte dello Stato a dare efficacia ai provvedimenti di espulsione, ergo questo signore resta in Italia e fa ciò che vuole. Dichiara di non volersi allontanare dal territorio nazionale. A nostro avviso esiste una condotta omissiva da parte dello Stato”.
Le ragioni della Corte: “Si rigetta l’istanza”
L’avvocato non si sbilancia su quali potranno essere i prossimi passaggi da parte della difesa. Nel provvedimento, i giudici hanno scritto che la richiesta della parte civile, citare il ministero dell’Interno come responsabile civile per condotta omissiva, si fonderebbe sull’articolo 2043 del codice civile. Ma in questo caso, per i giudici, la responsabilità per il fatto dell’imputato non troverebbe copertura nella norma .
“Ritenuto che le ragioni della domanda di citazione – scrivono i giudici – risiederebbero, in tesi, talora in una opaca gestione della disciplina sull’espulsione del cittadino irregolare; talaltra, esse risiederebbero in una sorta di corto circuito del sistema normativo che, pur disciplinando l’espulsione del soggetto irregolarmente presente sul territorio nazionale, non ne consentirebbe, poi, la concreta espulsione”.
La prossima udienza a marzo
L’istanza, in pratica, è stata rigettata, “ritenuto che entrambe le ragioni poste a fondamento della domanda attengono ad una censura, neppure obbligata, dell’impianto normativo”. “Le cui segnalate antinomie appaiono, invero, non già antinomie in senso proprio ma c.d. antinomie di valutazione”, concludono i giudici.
Il processo tornerà in aula il prossimo 24 marzo, giorno in cui si entrerà nel vivo. In programma l’audizione dei verbalizzanti, delle forze dell’ordine che arrestarono Innocent. E dei primi che intervennero sulla scena del delitto.

