"Padre padrone" a Partinico | Condannato a due anni e mezzo

“Padre padrone” a Partinico | Condannato a due anni e mezzo

Una storia di una compagna picchiata e di una figlia costretta a vivere reclusa.

Provincia di Palermo
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PALERMO – Per il giudice si comportava da “padre padrone” e lo ha condannato a due anni e mezzo di carcere. La sentenza è del giudice per l’udienza preliminare Filippo Serio e riguarda un uomo di Partinico.

È la storia di una compagna soggiogata e picchiata, una figlia costretta a vivere reclusa e una nonna a cui è toccato per anni il compito di costruire parentesi di normalità in una folle realtà familiare.

Anni di silenzio e soprusi. Poi, la storia è venuta a galla grazie alla sensibilità dei professori che hanno letto il tema in cui la ragazzina raccontava il suo malessere latente. E così, a Partinico, un uomo poco più che quarantenne è stato prima allontanato dalla famiglia con un provvedimento del giudice per le indagini preliminari Fabrizio Anfuso e ora condnnato.

L’inchiesta era nata dalla segnalazione di un dirigente scolastico e della psicopedagogista della scuola. La casa era diventata un luogo da cui sperare solo di fuggire. Tristezza, angoscia e paura per una vita impossibile. Sofferenza per una madre maltrattata. La richiesta di aiuto è passata dal commissariato di Partinico alla Procura minorile. I magistrati hanno contattato la nonna della ragazzina, l’unica che si è presa cura della minorenne, che ha provato a darle conforto.

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Al telefono l’anziana donna è scoppiata in lacrime. Non voleva parlare, per paura del genero violento. Convocata in Procura decise di fidarsi. E così raccontò dell’uomo e della sua gelosia patologica. La compagna non poteva uscire di casa. E neppure la nipote. Vietato possedere un telefono cellulare, figuriamoci un profilo Facebook. Anche la compagna dell’indagato sminuì i fatti e negò gli episodi che la figlia, pochi giorni dopo, riconfermò. “Una volta per la ferocia di un suo pugno la mamma ha perso un dente – disse la ragazzina -. Insulti, parolacce e botte, sempre botte: sangue dal naso e dalla testa, colpita con una caffettiera. E la mamma? Piange, ma resta lì, a casa, perché è stregata”. Il suo racconto è stato ritenuto credibile dai consulenti. 

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