Gaetano Perricone, giornalista, scrittore, penna magica, ci invia un testo e una foto in occasione di Palermo-Catanzaro, quasi nell’anniversario del Preidentissimo.
Carissimo Presidente, anzi Presidentissimo Renzo Barbera,
ci sono momenti della vita in cui lo spazio e la forza dei ricordi superano quelli del presente. E dunque oggi più che mai, ventiquattro anni dopo che ci hai lasciati quel 20 maggio 2002, è doveroso cominciare la giornata ricordandoTi con grande affetto e con quel bellissimo soprannome, il “Gattopardo” del calcio italiano.
Per incredibile coincidenza, ancora uno scherzo del destino, la ricorrenza della Tua scomparsa cade nel giorno del giudizio per il Tuo e nostro Palermo: stasera, nello stadio ai piedi del Monte Pellegrino che porta il Tuo nome, davanti al popolo rosanero che tanto amasti e Ti amò, la squadra del nostro cuore tenterà una difficilissima rimonta contro il Catanzaro, tre gol da recuperare, per accedere alla finale del playoff con il terribile Monza e sognare ancora il ritorno in Serie A.
E’ per me sempre un onore e un privilegio ripubblicare questa splendida foto accanto a Te ad agosto del 1981, nella Tua meravigliosa casa di Pantelleria. Avevo 25 anni, giovane e abbronzato, seguivo per il giornale L’Ora le vicende della squadra di calcio della mia città. La conservo come uno dei miei ricordi più preziosi, a testimonianza di un rapporto pieno di stima e affetto con la persona speciale che Tu fosti, che ci ha dato molto e ci manca assai. Ma anche di splendidi tempi della vita, di anni fantastici.
Più che mai oggi questo magnifico ricordo accanto a Te è di conforto per un’anima rosanero rabbuiata dopo la grande delusione di domenica sera in Calabria. Ma la storia del calcio ci insegna che tutto è possibile e stasera è e deve essere il tempo della speranza. E soprattutto è il tempo di stare vicinissimi, noi e Tu dal cielo, al nostro Palermo che nel Tuo stadio si gioca tutto in una notte. Carissimo Renzo, accompagnaci nel sogno. E che sia una gioiosa notte rosanero. Gaetano Perricone
PS: ho sbagliato di un giorno? La data fu il 19 invece del 20 maggio 2002? Tuo figlio Giuseppe, forse per affetto e delicatezza, non ha precisato. Ma in ogni caso niente ci fa, l’appello nella lettera vale lo stesso, carissimo Renzo
