Tre anni fa, proprio oggi, il missionario laico Biagio Conte ci lasciava in eredità i suoi occhi azzurri, il suo sorriso, e si inerpicava con sandali e saio lungo una via misteriosa di speranza, alla fine del dolore. In questa giornata Palermo lo ricorda e gli intitola un tratto di strada: seguiremo la commemorazione.
Tre anni dopo, resta la domanda: ‘di chi è’ Biagio Conte? Non nel senso dell’appartenenza di un amore sconfinato che generosamente si donava, ma non poteva essere ingabbiato nella scelta di libertà. Chi segue davvero i suoi insegnamenti? Chi può accostarsi alla sua figura, umilmente, sapendo che c’è un profilo ad altezza siderale e uno alla portata della fede di tutti?
Biagio Conte, verosimilmente, non è di quelli che utilizzano gli anniversari per dimenticare, coprendo la realtà con fiumi di retorica. Anche per gli eroi siciliani dell’antimafia accade lo stesso: scintillanti proclami, entusiastiche adesioni, incorruttibili promesse… che poi lasciano il posto a modus operandi scialbi, quando non opachi, specialmente in politica.
Biagio Conte non è di chi dice di credere, ma non pratica la solidarietà. Non è di quella porzione di società che se ne lava le mani, che volta le spalle alle stragi delle persone migranti, che condanna lo Zen in blocco, senza distinzioni, che passa oltre, se incontra qualcuno con la mano tesa.
Biagio Conte non è appannaggio di quella frazione minoritaria di chiesa palermitana, intendendo una comunità estesa di fedeli, che resta in trincea e non si apre alla carità operativa del cuore.
Per il resto, tutti possiamo iscriverci allo stesso cammino di Fratel Biagio, nella via fruibile. Sempre ricordando che non basta l’intitolazione di una via al missionario di Palermo e del mondo intero per essere degni del suo esempio.
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