Palermo, donna muore in ospedale: i familiari devastano il pronto soccorso

Palermo, muore in ospedale: familiari devastano i locali FOTO

Commenti

    Questi animali andavano arrestati….. altro che denunciati. Sono bestie, non persone e non meritano neppure un messaggio di cordoglio. Gli animali della “città della cultura”

    Queste bestie non dovrebbero avere più il diritto di curarsi se si ammalano. Interdizione dalla sanità pubblica a vita.

    Ci sarebbe un solo modo per evitare che in futuro si verifichino queste cose, addebitare l’ammontare dei danni soltanto a chi li ha commessi e non com’è adesso a carico dell’intera collettività che paga le tasse……

    La gente deve capire che il pronto soccorso e’ un luogo sacro intoccabile e inviolabile.

    ieri sera passando verso le 22.00 dal pronto soccorso del Policlinico non c’era neanche un’ambulanza e io fra di me ho detto che bello vedere il pronto soccorso senza nessuna ambulanza. Purtroppo negli ospedali tutto può cambiare in un minuto e sentire queste cose fanno male per i parenti della signora per tutti. Devastare e chiudere un pronto soccorso come il civico che ha sempre garantito l’emergenza sanitaria a Palermo quando era l’unico pronto soccorso a nel periodo delle stragi è un atto di violenza nei confronti anche di chi potrebbe avere urgente bisogno di cure mediche. I cittadini devono avere rispetto per gli operatori sanitari e gli addetti ai lavori devono essere sempre disponibili e premurosi verso chi ha bisogno anche quando purtroppo succedono queste cose in momenti di sconforto e disperazione.

    Quando leggo queste cose penso sempre che la povera signora era l’unica portatrice di reddito della famiglia .. magari pensionata … questi si incazzano non perchè è morta ma perchè è accaduto in ospedale .. non possono quindi occultare il cadavere e continuare a percepire la pensione .
    Non sono bestie ..sono fanghi ..

    bisogna sterilizzare questa gente x evitare che si riproducano ancora.

    Degrado morale senza fine

    Denunciati un piffero! In galera! e poi ai servizi sociali. Magari a pulire i cessi dell’ospedale che hanno devastato.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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