Il nuovo cantiere di via Amari | Caos e paura tra i commercianti

Il nuovo cantiere di via Amari | Caos e paura tra i commercianti

Il nuovo cantiere nel tratto di via Amari che costeggia il teatro Politeama

Commenti

    Non è giusto avere ridotto la città così!

    Fateli lavorare…

    Sparate demagogiche del duo Catania/Orlando e una città a perdere.Di fatto, cantieri infiniti, viabilità impazzita e vivibilità azzerata. Non è una polemica pretestuosa è una realtà che solo chi non vuol vedere non vede.

    I commercianti investono il proprio denaro poi si ritrovano la strada chiusa.

    Nel cantiere delle vie Lazio e Sicilia si sono rispettati i tempi, siate fiduciosi anche lì.

    ma i lavori per il collettore sono fermi? è fallita l’impresa?

    No, proseguono.

    A leggere i commenti dei commercianti, di che si lamentano?
    Sostanzialmente che adesso non è più possibile la sosta selvaggia davanti i negozi.
    Questa è la loro preoccupazione.

    Tratto via Principe di Scordia tra via Amari e via Belmonte CHIUSOOO e nessuno riesce a capire il perché tranne quello di creare traffico. Amministrazione e amministratori incapaci e arroganti che se ne fregano dei negozi che chiudono.

    Presumo crearono questa mini isola pedonale causa cantiere in via Emerico Amari.

    Capisco le paure dei commercianti visti i ritardi dei lavori nella parte bassa di Via Amari, ma se lei sa come costruire una metro/ferrovia senza scavare, gentilmente, ci illumini ed illumini il mondo dell’ingegneria.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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