PALERMO – Tante persone hanno accolto il feretro di Alessia La Rosa, al suo arrivo in Cattedrale per l’ultimo saluto alla piccola tifosa del Palermo calcio, morta ad otto anni in seguito ad un tumore. Una celebrazione toccante.

Il piccolo feretro bianco, con sopra un peluche a forma di unicorno e tanti fiori, è stato portato in spalla dagli amici di Alessia fin dentro la chiesa, al suo fianco uno striscione gigante con su scritto: “Addio guerriera”. Gli ultras della curva nord, sventolando bandiere del Palermo calcio, hanno intonato anche un coro dicendo: “Alessia con noi”.

Davanti al feretro, ad abbracciare la piccola bara bianca, la mamma Maria Concetta, il papà Giacomo e la sorella Giulia. In tanti in chiesa hanno indossato magliette con su scritto “Ciao guerriera” con sopra la sua foto. Alla fine del funerale dalla Cattedrale un corteo per il mercato del Capo fino al Borgo Vecchio, quartiere del quale è originaria la mamma della bimba. Il giocatore del Palermo Jacopo Segre, presente in chiesa, ha portato una maglia della squadra e l’ha posta sopra il feretro di Alessia. Tra i presenti anche Pippo Inzaghi e rappresentanti del club rosanero.
L’omelia: “Aiutaci ad aprire il nostro cuore all’amore”
“Ciao Alessia, aiutaci ad aprire il nostro cuore ad un amore che non finisce. La morte di una bambina non è una cosa comune, non è una cosa che siamo abituati a vedere con frequenza. L’immagine che più oggi ci aiuta a pensare ad Alessia, ai suoi genitori e a coloro che sono legati a lei, ci riconduce alla storia di Cristo e alle vicende della sua vita Croce”.
Così Vincenzo Talluto, parroco della parrocchia Santa Maria di Monserrato del quartiere Borgo Vecchio a Palermo, nell’omelia durante il funerale in Cattedrale di Alessia La Rosa, la piccola tifosa del Palermo calcio morta ad otto anni in seguito ad un tumore.
“Alessia ha aperto gli occhi…”
La mamma di Alessia, Maria Concetta D’Amaso, poco prima dell’uscita del feretro bianco della figlia dalla Cattedrale di Palermo, a conclusione del funerale, ha parlato ai presenti raccontando gli ultimi istanti di vita della piccola tifosa rosanero di otto anni, morta di tumore. Ha ricordato la sua forte passione per la squadra della sua città: “Negli ultimi giorni ha avuto la forza di vestirsi – ha detto – poi, con il passare dei giorni, ad un certo punto non aveva piu nemmeno la forza per aprire gli occhi ma, quando ha sentito il nome di Jacopo Segre, ha aperto improvvisamente gli occhi e ho visto nel suo volto che il solo sentire questo nome l’ha resa felice”.
“Giulia, Cristian, litigavamo sempre ma vi voglio tanto bene, Vincenzo, avrei voluto dormire più spesso con te. Mamma, tu hai lottato sempre con me, avendo una grande forza. Papà, volevo sempre la mamma, ma nei momenti di fragilità sei e resterai sempre il mio papà”.
Lo ha scritto in una lettera Alessia La Rosa consegnata ai genitori poco prima della sua scomparsa. Il testo è stato letto dal maestro di ballo della bimba, Giuseppe Di Michele, a conclusione del funerale in Cattedrale.
“Alle mie compagne di danza voglio dire: continuerò da lassù a sculettare per voi – ha scritto – al mio maestro, al quale credo di aver detto più parolacce che a tutta Palermo, oggi dico: vai a cercare tutte le cose che ti ho nascosto nella scuola di ballo”.
Un tifoso etneo propone un triangolare Catania-Palermo-Venezia
Un triangolare di beneficenza tra Palermo, Catania e Venezia per finanziare la ricerca sul cancro: è la proposta arrivata dal capoluogo etneo nel nome di Alessia La Rosa. L’iniziativa assume un grande valore simbolico perché lanciata da un tifoso del Catania, squadra storica rivale dei rosanero: “Non sarà facile, ma voglio lanciare questo appello, magari coinvolgendo vecchie glorie e chissà, un giorno, anche i bambini delle scuole – dice il tifoso rossazzurro Dario Bucchieri -. La storia di Alessia mi ha profondamente colpito e nel mio piccolo voglio provare a far qualcosa, sperando che la mia proposta non resti inascoltata”.
L’idea di unire sul campo proprio le maglie rosanero, rossazzurre e arancioverdi nasce dall’incredibile ponte di empatia costruito dalla bambina durante la sua lotta, oltre ogni campanilismo più radicato. Ieri durante l’allenamento a porte aperte al Massimino di Catania è stato esposto uno striscione per omaggiare la bambina, mentre mercoledì una delegazione di tifosi rossazzurri si era recata in camera ardente a Palermo. Gesti che hanno affiancato quello degli ultras del Venezia, che avevano invitato Alessia allo stadio Penzo prima che le sue condizioni si aggravassero: “Vedere queste tre tifoserie unite per finanziare la ricerca in memoria di Alessia rappresenterebbe secondo me il tributo più alto alla ‘piccola principessa degli ultras’ capace di ricordare a tutti che, davanti alla vita, non esistono divisioni” ha concluso Bucchieri.

