Palermo: shampoo, capelli e mafia: il boss stoppò il barbiere

Shampoo, capelli e mafia: posso fare il barbiere? No del boss

A Porta Nuova i boss decidono le vicende, sia lecite che illecite
L'INCHIESTA
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PALERMO – Rione Zisa. Anno del Signore 2020. La mafia è una zavorra per l’intera società. Sono le vicende più piccole a confermare l’esistenza di una grande emergenza sociale.

“Vai a levarglielo dalla testa a tutti questi barbieri di là… che quello ha i suoi clienti”, diceva Giuseppe Incontrera. Il boss emergente della Zisa, assassinato a fine giugno, parlava con un tale Gaspare che progettava di aprire una sala da barba.

Un’altra? Ce n’erano già cinque nella zona della Zisa sotto il controllo dei boss. Troppi per autorizzare una nuova apertura. Mafiosi e mammasantissima regolano la vita di interi quartieri. Autorizzano i traffici illeciti e pure le attività lecite.

Se Incontrera avesse dato il via libera qualcun altro glielo avrebbe rinfacciato: “Giusè ma giusto è… è da una vita che sono qua e ora hai fatto aprire a quello”. Niente da fare.

La scena si ripresentò pochi mesi dopo con Antonio. Stessa idea: aprire un negozio di barbiere. Stesso esito: autorizzazione negata. “C’è un barbiere qua, un barbiere là… cioè ci dobbiamo fare schifiare”. La concorrenza va regolamentata dai boss.


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Commenti

    Il fatto è che c’è una larga parte della politica felicemente collusa e un’altra parte che osserva da bordo piscina, spritz e patatine alla mano, con aria schifata. Tutto qui.

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