Palermo, monopattini e bici in aree pedonali: cambiano le regole

Palermo, monopattini e bici in aree pedonali: cambiano le regole

Commenti

    Se poi non c’è nessuno che controlla, possono farne anche mille di ordinanze… Non servirà a niente.

    È bello sapere che andare al lavoro ci posso andare. Bravissimissimi. Si vede che siete studiati. Ora applicatevi un po’ di più e fate in modo che io torni dal lavoro. Nel frattempo perché non riparate le buche e multate quelli che vanno in giro con i motorini elettrici senza targa assicurazione e bollo, visto che io pedalo assistito? Al limite ditelo, che il motorino me lo faccio pure io.

    Vergogna l’amministrazione e il sedicente assessore carta si piegano alle lobby con enormi rischi fisici per i cittadini.

    Al Capo esistono divieti di tutti i tipi ignorati da subito. Nella via maqueda appena trasformata in mercato è finita allo stesso modo perchè serve un vigile per ogni palermitano. Inutile difendere le bici se ne viene fatto un uso selvaggio in mezzo a migliaia di persone concentrate nei 50 cm rimasti tra un marciapiede e l’altro

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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