PALERMO – La Digos della questura di Palermo indaga su alcune scritte apparse nella sede dell’Agenzia beni sequestrati e confiscati di via Vann’Antò, a Palermo, realizzate dai sindacalisti dell’Asia Usb che stanno protestando contro la gestione delle abitazioni confiscate, occupate da senzatetto.
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“Una gestione privatistica di un ente pubblico che amministra patrimonio della collettività non è tollerabile – dicono i sindacalisti -. Gli immobili, abbandonati e che sono stati occupati da più di 10 anni da famiglie con diritto ad un assegnazione (inserite in graduatorie che non scorrono mai), l’Agenzia li definisce ‘cespiti’, asset aziendali, e ne rivendica la riappropriazione tramite sgombero coatto. Questo è accaduto a Uditore, in corso Pisani, a Partanna e in centinaia di immobili di proprietà dell’agenzia nazionale”.
I sindacalisti chiedono un incontro che coinvolga il Comune, la prefettura e le parti sociali per la risoluzione della controversia. “Lo diciamo chiaramente: da questa situazione non ne usciamo con uno sgombero, ma necessitiamo di percorsi di sanatoria e assegnazione di case popolari. Fino ad allora una tale gestione dei beni della collettività ci farà ripresentare ancora le dinamiche che si sono presentate con il caso Saguto – aggiungono i sindacati – Adesso è il momento di scegliere quale antimafia vogliamo per questa città: una parassitaria e speculare alla borghesia mafiosa o una che punti allo sviluppo di questa società palermitana”.




