Palermo, "il bar e il negozio di mobili sono del boss": sequestrati

Palermo, “il bar e il negozio di mobili sono del boss”: sequestrati

Il mafioso del Borgo Vecchio ha fatto una serie di investimenti
MISURE DI PREVENZIONE
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PALERMO – Il tesoretto dell’anziano boss finisce sotto sequestro. Il provvedimento della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo colpisce Michele Siragusa, 78 anni, mafioso del Borgo Vecchio.

Passano in amministrazione giudiziaria un bar in via Ettore Xiemenes (sarebbe intestato fittiziamente a Francesco Paolo Trapani), un negozio di mobili in via Emnauele Requisenz (intestato ad uno dei figli di Siragusa), quattro immobili, cinque conti correnti e tre carte prepagate. Il tutto per un valore stimato in 300 mila euro.

Siragusa, cognome storico al Borgo Vecchio

Cognome storico quello di Siragusa nel popolare rione palermitano. Nel 1999 è stato condannato per mafia per reati commessi fino al 1982. Seconda condanna nel 2011 per associazione mafiosa ed estorsione: si occupava soprattutto della raccolta del pizzo.

Siragusa era diventato l’uomo forte al Borgo Vecchio per volere di Salvatore Lo Piccolo, il padrino di Tommaso Natale ormai diventato il signore della città.

Siragusa è stato detenuto dal 1997 al 2007 e dal 2008 al 2014. Una volta tornato in libertà avrebbe avviato le due imprese, intestandole ad altrettanti presunti prestanome. Nel 2020 è stato condannato per trasferimento fraudolento di beni, ma questa sentenza non è ancora definitiva.

Gli accertamenti economico patrimoniali, delegati dalla Procura della Repubblica agli specialisti del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria e alla sezione di polizia giudiziaria della finanza, avrebbero evidenziato “una significativa sproporzione, pari ad oltre 471 mila euro, tra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati nel tempo”.

“Sterilizzare l’arricchimento illecito”

Il Tribunale presieduto da Raffaele Malizia (completano il collegio i giudici Erika Di Carlo e Valentina Amenta) ha ritenuto che ci siano soldi sporchi dietro gli investimenti. “Obiettivo fondamentale delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza – spiega il colonnello Gianluca Angelini, comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria – è quello di sottrarre ai criminali ogni beneficio economico derivante dalle condotte delittuose, colpendo in particolare tutti i beni acquisiti nel tempo in assenza di redditi di origine lecita, con lo scopo di sterilizzare ogni arricchimento patrimoniale connesso al reato”.


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