Palermo, "stage formativi in azienda per coprire il lavoro nero"

Palermo, “stage formativi in hotel per coprire il lavoro nero”

È uno dei filoni dell'inchiesta della Procura sul caporalato
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PALERMO – Si chiamano tirocini formativi extracurriculari. Servono ai giovani e ai rappresentanti delle categorie protette per imparare un mestiere facendo uno stage in azienda.

Un modo per cercare di incrociare offerta e domanda di lavoro. I tirocini sono destinati a disoccupati, soggetti disabili e migranti richiedenti asilo. Per questi ultimi l’obiettivo è l’integrazione attraverso il lavoro.

Solo che, ed è questa l’accusa della Procura della Repubblica, gli stage sarebbero stati sfruttati per coprire il lavoro in nero dei migranti spediti come manodopera irregolare e sottopagata negli alberghi siciliani. Si tratta di un filone dell’inchiesta sfociata la settimana scorsa nell’ordinanza di arresto per i vertici del “Consorzio Stabile Diadema” e di alcuni centri di accoglienza di Palermo e provincia.

“Iniziativa occupazione giovani”

Nell’ambito del piano nazionale “Iniziativa occupazione giovani” la Regione siciliana nel 2019 ha stanziato 250 milioni di euro. Finanziato dal fondo sociale europeo, è previsto un compenso di 500 euro bimestrale per il tirocinante e un rimborso fra 200 e 500 euro per il datore di lavoro alla voce “remunerazione a risultato”.

“Stage per mascherare il lavoro nero”

Gli indagati avrebbero sfruttato la formula dello stage per mascherare il lavoro nero. Luca Cardella, presidente della “Eco Group” una cooperativa che si occupa di pulizie consorziata con Diadema, è stato intercettato mentre spiegava: “… allora la prova non l’ha fatta in modo diretto con noi… adesso noi per aiutarlo lo facciamo questo foglio… era presso l’hotel… noi siamo un’azienda in outsourcing quindi prendiamo la struttura in appalto”.

La struttura non aveva rilasciato alcuna attestazione al lavoratore che rischiava la revoca del permesso si soggiorno dalla Prefettura.

Migrante e portiere di notte

L’attestazione la rilasciò il consorzio Diadema solo che non si trattò di uno stage ma di un lavoro vero e proprio. Nel caso di un migrante sentito dagli agenti della squadra mobile di Palermo, in particolare, il giovane lavorò in un hotel trapanese come custode notturno dalle 21 alle 7 del mattino con la promessa di un compenso, mai ricevuto, di 600 euro al mese.


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