Palermo, Tango (Anm): "Non si abbassi la guardia contro la mafia"

Palermo, Tango (Anm): “Non si abbassi la guardia contro la mafia”

Giuseppe tango
Assemblea nazionale della Cgil contro la mafia. Gli interventi
l'incontro
di
5 min di lettura

PALERMO – “Il risultato conseguito con la campagna referendaria, a Palermo, con il 70% di no, è andato contro ogni previsione. Grazie a tutti per il vostro impegno profuso durante la campagna referendaria”.

Lo ha detto Giuseppe Tango, presidente dell’Anm, l’associazione nazionale magistrati, intervenendo all’assemblea nazionale della Cgil contro mafia e corruzione in corso a Palermo.

“Il maxiprocesso – ha aggiunto Tango – è stato frutto di una geniale intuizione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, della loro rivoluzionaria consapevolezza, e determinò un nuovo approccio culturale e organizzativo per combattere la mafia. Rispetto ad allora numerosi risultati nella lotta alla mafia sono stati ottenuti, anche di recente si è giunti alla cattura di numerosi lattanti e si è evitata la riorganizzazione di clan storici. Non bisogna però commettere l’errore di abbassare la guardia, la nuova organizzazione ha come caratterista l’adattamento agli scenari socio-politici ed economici”.

Tango: “Mancanza sicurezza nel lavoro è terreno fertile per mafia’

“E’ innegabile che la mafia – ha detto ancora Tango – si nutra anche del mondo del lavoro e trovi terreno fertile in contesti di abbandono e mancanza di opportunità. Secondo una recente analisi di Inail, sono oltre mille i morti ogni anno nel luogo di lavoro, circa 3 morti al giorno e un ferito ogni 50 secondi. Sono numeri da guerra. Dietro questi dati ci sono vite spezzate e intere famiglie dilaniate, ci sono persone che prestano attività lavorativa senza una idonea formazione o una adeguata visita medica. Il lavoro non basta fondarlo o proclamarlo, occorre darne attenzione e questo non è ciò che accade ad oggi”.

Rosy Bindi: “Siamo in una fase molto pericolosa”

“La relazione di minoranza antimafia La Torre-Terranova, approvata 50 anni fa – ha detto l’ex presidente dell’Antimafia Rosy Bindi in collegamento da remoto – resta di una attualità straordinaria e rappresenta le fondamenta di tutta la costruzione realizzata nel nostro Paese nella lotta alla mafia. Lotta che va portata avanti se c’è una visione politica ma penso che non tutte le forze politiche abbiano la giusta visione”.

Bindi ha fatto un excursus sulla relazione di minoranza La Torre-Terranova approvata il 4 febbraio del 1976. “Pio La Torre fece di tutto perché la sua relazione potesse essere votata dagli altri componenti della commissione proprio peri l clima politico che c’era in quel momento nel Paese – ha aggiunto Rosy Bindi – La motivazione che portò alla relazione di minoranza è chiarita nella premessa, vale a dire la presa di distanza dal presidente Carraro e dalla relazione di maggioranza, contestata perché descriveva la mafia come un fenomeno sociologico senza individuare il cuore del problema, cioè il rapporto col potere politico”.

E invece, “Pio La Torre definì la mafia come fenomeno delle classi dirigenti, una lettura innovativa – ha concluso Bindi – che ci accompagnerà fino ai nostri giorni”.

Landini, ‘tanti provvedimenti sbagliati del governo’

“Siamo in presenza di una serie di provvedimenti sbagliati del governo – sostiene il leader della Cgil, Maurizio Landini – come l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la riforma della Corte dei conti e tutte quelle misure prese sotto la voce del cosiddetto decreto sicurezza. La vittoria al referendum contro la riforma costituzionale ha dimostrato ancora una volta che c’è una maggioranza ampia nel Paese che ci chiede di applicare la costituzione per cambiare l’Italia, per sconfiggere la cultura della illegalità e le mafie e per affermare i diritti delle persone”.

Cracolici: “Il centrodestra naviga a vista”

“Questa maggioranza politica si nasconde dietro false suggestioni – sostiene il presidente dell’Antimafia regionale, Antonello Cracolici come il finto garantismo o le accuse di giustizialismo per nascondere una crisi, che è grave. La verità è che, con il crollo del modello Cuffaro, che teneva vive dinamiche e precisi sistemi di gestione del potere, oggi il centrodestra naviga a vista. Il rischio è che questo lungo periodo di agonia del governo regionale e della maggioranza, produca l’agonia della Sicilia”.

“C’è una pericolosa sottovalutazione – ha aggiunto il presidente della commissione regionale Antimafia – rispetto ad un ritorno a connivenze con il fenomeno mafioso corruttivo e ad una ripresa della violenza plateale. I recenti episodi avvenuti a Sferracavallo a Palermo testimoniano, infatti, che la mafia torna a definirsi e a farsi riconoscere nel territorio attraverso l’uso di armi e onnipotenza”.
    “Torna a farsi riconoscere anche con armi da guerra, come i kalashnikov, rivelando l’intenzione di tornare a colpire in modo forte e a comandare nelle nostre vite. Occorre rilanciare una forte iniziativa di azione sociale e di forte consapevolezza e partecipazione. Non bastano le forze dell’ordine, seve che il territorio abbia consapevolezza”, ha concluso Cracolici

Morosini: “Gli interventi del governo hanno indebolito il contrasto alla mafia”

“Se è vero che non è stata toccata la legislazione prettamente antimafia – afferma il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini diversi interventi nei fatti hanno indebolito gli strumenti per contrastare le nuove forme di presenza mafiosa e di inquinamento, quasi stabilendo un divieto di indagare, come ha detto il procuratore Lo Voi, su diversi reati che fanno parte delle nuove modalità di operare delle mafie, come la frode fiscale e il falso in bilancio. E la norma come la limitazione alle intercettazioni a 45 giorni si trasforma in una specie di divieto a indagare”.

De Raho: “Nei decreti sicurezza del governo nulla su mafie”

“Oggi la politica non si occupa delle mafie. Nei tanti decreti sicurezza del governo nulla vi è sulle mafie, è questo mi sembra grave. E le opposizioni non presentano norme perché la maggioranza le boccia”. Così l’ex procuratore nazionale antimafia e parlamentare M5s Cafiero de Raho.

“Si continua a parlare di mafia e appalti per le stragi, ma forse può essere stata una concausa, non è certamente la causa. Sulla destra eversiva non c’è neppure un atto in commissione Antimafia e non si vuole andare a indagare sui servizi deviati. Siamo un Paese democratico e non possiamo accettare rigurgiti neo-fascisti”, ha concluso De Raho.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI