Catania, il Natale tra pentiti, rivali e sentenze del clan dei Nizza

Pentiti, rivali e verdetti: il Natale “tormentato” dei Nizza

Nizza processo
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Il giro d'affari della droga e l'arrivo della sentenza

CATANIA – Poco più di anno fa, i carabinieri mandarono a gambe all’aria i piani del gruppo mafioso dei Nizza, una delle costole più agguerrite del clan Santapaola. Con una brillante operazione, denominata Malerba, saltò tutto: dai capi ai loro traffici illeciti, fino alle piazze di spaccio. Da quel momento, in pratica, è cambiato tutto.

Uno di quei capi, Sam Privitera, già coinvolto in un processo per omicidio e condannato all’ergastolo in primo grado ha finito col saltare il fosso: oggi è un collaboratore di giustizia. Le piazze di spaccio da loro gestite fino a ieri, oggi sono al centro di mire di altri gruppi.

E soprattutto, su componenti e presunti fiancheggiatori di quella cosca, incombe la scure del processo scaturito, per l’appunto, da quell’operazione dell’ottobre 2023: per i 47 imputati si è registrata una richiesta di pena complessiva di oltre 350 anni di prigione.

I Nizza a processo

La requisitoria fu ad aprile. Per via dell’alto numero di imputati e di udienze nonché per le prossime arringhe dei loro difensori, si andrà a sentenza solo il prossimo 14 gennaio. L’appuntamento è al carcere di Bicocca, in aula bunker. Le pene più severe, il pm Rocco Liguori, le ha richieste per Corrado Gabriel Muscarà 18 anni 8 mesi, Marco Gardali e Simone Lizzio 16 anni, e Vincenzo Pino 15 anni 4 mesi.

Le indagini, condotte dai militari del Nucleo operativo di Fontanarossa da marzo 2021 ad aprile 2022, hanno decapitato i gruppi che gestivano le piazze di spaccio di San Giovanni Galermo, su tutti i Nizza che erano praticamente i padroni di una delle piazze più importanti, in via Capo Passero.

La piazza più importante

Le accuse sono contestate a vario titolo agli imputati. Per alcuni vi è l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, per altri l’aggravante del “metodo mafioso” o della finalità di agevolare l’attività delle associazioni mafiose. Altri rispondono di acquisto e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Altri ancora di ipotesi minori.

In via Capo Passero, così com’è emerso, i Nizza gestivano la piazza in maniera “imprenditoriale”. Erano organizzati in “diversi turni orari nell’arco dell’intera giornata, con una copertura h 24”. Il tutto con regole e accordi per evitare la concorrenza sleale tra pusher e possibili conflitti tra gruppi mafiosi.

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Salvatore Sam Privitera

Secondo gli inquirenti, gestivano un imponente giro d’affari illecito, stimato in almeno 240 mila euro al giorno. Salvatore Sam Privitera, come detto, è stato già condannato all’ergastolo. La pena gli è stata comminata per l’omicidio di Vincenzo Timonieri, uno dei pusher più influenti del clan Nizza.

Timonieri fu ucciso a Vaccarizzo e il cadavere seppellito in una duna. Di fronte alla condanna di primo grado al carcere a vita, Privitera ha scelto di collaborare con la giustizia. Per lui in questo processo sono stati chiesti 6 anni e 20 mila euro di multa.


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