Perdono la casa all'asta| Anziana e due figli sfrattati

Perdono la casa all’asta| Anziana e due figli sfrattati

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    Non comprerei mai una casa all’asta abitata……

    Una casa del valore di 300 mila euro acquistata per 43 mila euro????? Ciò dimostra l’assoluta lontananza dalla realtà di queste aste che non tengono conto del valore commerciale degli immobili negli importi a base d’asta. Di recente a Milano hanno aggiudicato un intero edificio del valore di 8 milioni di euro al prezzo di 300.000 euro, ditemi se ciò è giusto.

    Lo stato dovrebbe intervenire con una legge equilibrata ma severa che impedisse alle banche di SVENDERE all’ asta un intero appartamento di un valore superiore, solo per recuperare la modica cifra di 5000 euro.
    Dovrebbe comunque esserci un rapporto di proporzione equilibrata fra il debito e il diritto delle banche a mettere all’ asta un bene personale per riprendersi un credito.
    In questa società si gira attorno alle banche, che la fanno da padrone dettando legge sul mercato.
    Ma non esiste assolutamente il fatto che una banca possa svendere i sacrifici di una vita in questa maniera e a un prezzo cosi stracciato.
    O concedono delle proroghe a lungo termine, con le quali anche con 50 euro al mese si possa saldare il debito, o dovrebbero aver l’ obbligo di vendere l’ appartamento ma rispettandone il valore di mercato.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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