Sicilia, società partecipate in vendita: il piano della Regione

Il piano della Regione per le società partecipate, tra addii e conferme

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Le aziende ai raggi x
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PALERMO – Avanti con Ast, Irfis, Sicilia Digitale, Airgest, Sas e Seus, che si aggiungono a Società interporti siciliani e Siciliacque. Addio a Mercati agroalimentari Sicilia, al Parco scientifico e tecnologico della Sicilia e ai consorzi di ricerca per l’innovazione tecnologica e quella navale. È quanto prevede il piano di razionalizzazione delle società partecipate della Regione Siciliana, approvato dalla Giunta nella sua ultima riunione.

Il Piano di razionalizzazione delle società partecipate della Regione

Il documento passa ai raggi x la situazione delle società in mano alla Regione e detta la linea da seguire rispetto al mantenimento dell’impegno pubblico o all’eventuale passo indietro. Il tutto sulla base di un’analisi dettagliata che prende in considerazione diversi parametri come l’efficienza e l’economicità.

Ast resta nella ‘famiglia’ della Regione

Tra le società che resteranno nelle mani della Regione c’è senza dubbio Ast (Azienda siciliana trasporti), realtà che ha ormai completato la sua trasformazione in società che svolge servizi ‘in house’ per conto della Regione. In base al contratto di servizio firmato nell’aprile del 2025, Ast gestisce ora tratte per 11,8 milioni di chilometri, mentre la grossa fetta del trasporto pubblico locale extraurbano è finita nelle mani dei quattro consorzi aggiudicatari della maxi gara da 663 milioni di euro.

Dopo un 2021 e un 2022 chiusi in pedita, il 2023 e il 2024 hanno fatto registrare numeri in positivo per Ast. Nella relazione sulla gestione viene rilevato che quello del 2024 “rappresenta un esercizio di transizione in cui le misure di risanamento iniziano a produrre effetti concreti sul piano economico-patrimoniale”. Numeri buoni ma che per il momento non sono in grado di “compensare” del tutto la flessione dei ricavi da trasporto e “l’elevata incidenza del costo del personale”.

ast

Ast, al cui timone in questo momento c’è Luigi Genovese, resterà quindi in piedi ma sarà necessaria un’azione di contenimento dei costi. Secondo l’Ufficio speciale per la gestione e liquidazione delle società a partecipazione pubblica regionale, infatti, i dati del 2025 “non sono in linea con le previsioni del Piano di risanamento”. Quest’ultimo, quindi, dovrà essere aggiornato.

Nessuna nuvola sul cielo di Irfis

Nessun problema per Irfis, vero e proprio braccio finanziario delle misure di politica economica messe in campo dal governo regionale nell’ultima legislatura. Il 2024 Si è chiuso con un bilancio di esercizio positivo pari a 3,7 milioni di euro. La società guidata da Iolanda Riolo è solida sotto tutti i punti di vista e così la Regione non prevede alcun intervento di razionalizzazione.

irfis incentivo per assunzioni a tempo indeterminato

Sicilia Digitale tra luci e ombre

Storia diversa per Sicilia Digitale, al cui vertice c’è Francesco Cascio. La società che si occupa della gestione dei sistemi informatici della Regione ha chiuso il 2024 in equilibrio ma risente dei contenziosi con i vecchi soci privati. La Regione intende tenere le redini della società, alla quale però si chiedono una serie di interventi per il contenimento dei costi.

Airgest resta ma deve contenere le spese

Stesso schema per Airgest, società che gestisce l’aeroporto di Trapani e che al vertice vede Salvatore Ombra. Il 2024 di Airgest si è chiuso con un utile di 150mila euro nonostante una diminuzione di passeggeri del 19,3%. Sotto il profilo economico la società è in equilibrio, nonostante l’utile del 2024 sia inferiore ai 505mila euro del 2023.

La Regione continuerà a tenere nel proprio portafogli le azioni di Airgest, ma per il 2026 propone un correttivo: un intervento di “ottimizzazione e razionalizzazione” delle spese “al fine di assicurare il miglioramento degli equilibri economici della società”. Il futuro, però, potrebbe essere rappresentato dalla privatizzazione e dalla fusione con Palermo in un unico sistema aeroportuale.

sciopero aerei
L’aeroporto di Trapani

La Maas verso l’uscita

Addio, invece, alla Mercati agro alimentari Sicilia (Maas), nata nel 1989 per la realizzazione di mercati ortofrutticoli, ittici e florovivaistici. Oggi ha sede a Catania e gestisce il mercato ortofrutticolo del capoluogo etneo, punto di riferimento per l’ortofrutta in gran parte della Sicilia.

La Regione intende cedere il suo 95% anche alla luce di numeri poco esaltanti: 1,1 milioni di euro di perdita d’esercizio nel bilancio 2024. “Rilevante”, poi, l’esposizione bancaria con debiti verso gli istituti pari a 26,1 milioni di euro. In attesa di un compratore, però, la Maas dovrà eseguire una manovra di riequilibrio dei conti.

maas

Addio al Parco scientifico e tecnologico

Anche il Parco scientifico e tecnologico della Sicilia (Psts), nato nel 1991, dovrà essere ceduto dalla Regione che detiene il 97% delle quote. Lo stato patrimoniale della Consortile partecipata dalla Regione e da centri di ricerca e imprese che operano in diversi settori dell’economia è “complessivamente non equilibrato”. Nel 2024 la società ha notevolmente ridotto i ricavi e i costi. La voce che incide maggiormente in questi ultimi è quella relativa alle spese per il personale in servizio: 68mila euro per appena quattro dipendenti, di cui due quadri e altrettanti impiegati.

La società Psts viene definita “non indispensabile” per la Regione che avrebbe voluto avviare tutto in liquidazione alla luce della situazione economico-finanziaria “delicata”: alla fine, però, la strada scelta è quella della cessione delle quote e intanto la società ha presentato un piano di risanamento che prevede l’ingresso un aumento di capitale per 800mila euro. La Regione ha detto ‘no grazie’ e ora si attende una risposta dal mercato. Ostacolo alla messa in liquidazione è il rischio di dovere risarcire alcuni partner della società per via della revoca di diversi progetti per i quali sono già stati ottenuti dei contributi.

La Sas resta ma “occhio” alle assunzioni

L’89% di Sas (Servizi ausiliari Sicilia) resterà alla Regione. Il piano approvato dalla Giunta prevede infatti il “mantenimento senza interventi” della società considerata “strategica”. Un giudizio che deriva anche dagli stanziamenti decisi nella Finanziaria 2023-2025 e dai successivi incrementi sopraggiunti. Un ruolo centrale confermato poi dal trasferimento in Sas di competenze, funzioni, oneri e risorse che un tempo furono di Resais. Servizi ausiliari Sicilia ha poi un ruolo decisivo nella risoluzione della vertenza degli ex Pip del bacino di Emergenza Palermo.

Il committente della Sas resta comunque la Regione, cosa che garantisce la tenuta economica della società. Il valore economico della prodzione nel 2024 è aumentato, infatti, in virtù di un importante aumento dei servizi svolti per gli uffici regionali come le pulizie a la manutenzione.

“Pur non emergendo in atto criticità specifiche di gestione – si legge nella relazione degli uffici -, si ritiene comunque, anche in relazione all’imponente incremento delle attività connesse al soddisfacimento del fabbisogno espresso dai dipartimenti di personale ausiliario, che il governo di tale processo debba essere rigorosamente improntato ai criteri della efficienza ed economicità“.

Non sfugge, agli uffici, il clamore delle ultime infornate di assunzioni dirette nella società. Per il 2026, infatti, la Regione avverte: l’aggiornamento della pianta organica deve avvenire “in stretta relazione e funzionalità alle esigenze espresse in termini numerici e di profili professionali dalla committenza ed entro i limiti rigorosi della sostenibilità finanziaria”.

Seus 118 resta in orbita Regione

Anche la Seus 118, società che tuttavia vede la partecipazione pubblica al 53,2%, resterà in orbita Regione. La situazione economica risulta “nel complesso equilibrata” e la società “è in grado di coprire gli investimenti di lungo periodo con i mezzi propri e le passività a medio-lungo termine”.

Nuova chance per la Società interporti siciliani

La Società interporti siciliani, che sembrava destinata a chiudere i battenti, godrà invece di una nuova chance. La Regione vuole dare fiducia alla nuova governance dell’azienda nata per gestire gli interporti di Catania e quello (non ancora realizzato) di Termini Imerese.

Società interporti siciliani

Siciliacque in equilibrio

Per quanto riguarda Siciliacque, società mista dove la Regione ha una quota del 25%, la situazione è in equilibrio e con un utile di esercizio di circa 5,5 milioni di euro. La società soffre però per i continui ritardi nei pagamenti dei canoni da parte di alcuni ambiti e società idriche locali, come Aica ad Agrigento, e per la mancata sostituzione del vecchio Eas nei comuni della provincia di Trapani. Siciliacque vanta dei crediti insoluti che potrebbero erodere la liquidità aziendale.

La Stretto di Messina e il sogno del ponte

Nessun cambio in vista anche per la Stretto di Messina, ritornata centrale con la ripartenza del progetto del ponte. Il ministero dell’Economia detiene il 55,1% delle azioni. La quota della Regione Siciliana è minima: 1,15%, pari a quella della Regione Calabria.

Addio al Consorzio Agrobiopesca

Per il Consorzio Agrobiopesca (solo il 7% è in mano alla Regione) ci sarà un recesso dalla società, che dopo l’approvazione dei bilanci 2023 e 2024 è stata posta in liquidazione dall’assemblea dei soci. Anche questa non è ritenuta “indispensabile” per la Regione.

Consorzio Navtec verso la cessione

Resta, infine, il Consorzio Navtec, costituito nel 2008: si tratta di una società consortile per la ricerca e l’innovazione tecnologica nei trasporti navali commerciali e da diporto. La Regione detiene un 7,2% delle quote che intende cedere entro la fine del 2026.


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