Pippo Russo lascia il Pd |"Nefaste logiche correntizie"

Pippo Russo lascia il Pd |”Nefaste logiche correntizie”

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Lettera a Miceli e Faraone: "L'azione di governo di Renzi, per molti aspetti a mio parere positiva, non ha però minimamente coinvolto la nostra regione".

La lettera
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PALERMO – Pippo Russo lascia il Partito democratico. Il politico palermitano, già esponente della Rete, ha comunicato la sua decisione con una lettera inviata al segretario provinciale del Pd di Palermo Carmelo Miceli, agli organismi regionali del Pd e a Davide Faraone.

“Da oltre un anno vivo con profonda sofferenza le vicende politiche regionali e le scelte, o non scelte, del PD al riguardo – scrive Russo -. Sapete bene quanti numerosi siano stati i miei interventi pubblici con i quali ho reiteratamente chiesto una correzione di rotta in direzione degli interessi generali della collettività, per esempio decretando la fine anticipata dell’attuale disastrosa legislatura regionale, e di un tangibile rinnovamento del partito ostaggio di asfittici apparati. Una sofferenza, figlia di eclatanti e progressive contraddizioni, che mi ha impedito di lavorare, come avrei voluto, nell’incarico di responsabile delle politiche cittadine di Palermo”.

“Sapete altrettanto bene – prosegue la lettera – che il mio ingresso nel PD, avvenuto un anno e mezzo fa, è stato motivato non certo dalla ricerca di convenienze personali – concezione mercantile della politica che la mia storia personale dimostra di non appartenermi – ma dalla condivisione del progetto di governo e di partito di Matteo Renzi e dalla speranza che si stesse concretizzando quell’idea di Partito Democratico, sintesi delle culture che hanno fondato la nostra Costituzione e non agglomerati di correnti, coltivato fin dai tempi della Rete (che aveva nel suo simbolo la dizione aggiuntiva “Per il Partito Democratico). Purtroppo, oggi, devo fare due considerazioni. La prima, l’azione di governo di Renzi, per molti aspetti a mio parere positiva, non ha però minimamente coinvolto la nostra regione, tra le ultime in Europa, peraltro lasciata nelle mani di un presidente e di un governo, giunto alla sua quarta edizione, con un frenetico avvicendarsi di decine e decine di assessori, che non solo non hanno segnato nella prassi, al di là dei proclami rivoluzionari, alcuna netta discontinuità con il passato ma che, al contempo, non sono stati all’altezza della drammatica situazione sociale, economica e finanziaria in cui la Sicilia è stata trascinata, negli anni, da una classe politica, in buona parte ancora operante, nel suo complesso mediocre, avvinghiata ai propri privilegi e, in alcuni suoi rappresentanti, eticamente compromessa. Governi guidati da un presidente della regione che invece di essere sfiduciato è pronto in queste ore, con la regia del PD, anche nazionale, ad un ennesimo rimpasto pro-casta, logoro rito di Palazzo, finalizzato a un esecutivo prettamente elettorale. Salvo poi, nonostante l’ostinato e irresponsabile sostegno, macroscopica incoerenza, commissariare di continuo da Roma il governo regionale, in materie delicatissime per palesi inadempienze, e impugnare ripetutamente pseudo riforme, per possibili profili di incostituzionalità, maldestramente approvate dall’Assemblea regionale siciliana, luogo dove si lavora pochissimo e malissimo a fronte di ingiustificate e spropositate ricche indennità. Un’offesa alla moltitudine di siciliani senza lavoro e in povertà”.

Ma Russo mette in discussione anche l’attività del partito e il suo allargamento a pezzi della vecchia nomenclatura: “La seconda considerazione, il partito. Io non posso, dopo 27 anni di battaglie per la buona politica, ritrovarmi ad avallare e ad abbracciare metodi e personaggi, ex cuffariani, ex lombardiani ed ex berlusconiani, appartenuti a stagioni da dimenticare e che, nell’era Renzi, dovrebbero risultare “rottamati”. La mia non è una posizione moralistica, piuttosto non posso accettare che il PD si mostri incapace di costituire un serio punto di riferimento in dialogo permanente con i giovani, le imprese e le famiglie – in una Sicilia disperata, allo stremo, tuttora vittima di poteri criminali mafiosi e ultimamente colpita da gravissimi fatti che hanno disvelato forme di antimafia di facciata e toccato pesantemente settori della magistratura – per essere, invece, un pantano indistinto, reso tale da varie operazioni di riciclaggio, già in atto, di vecchio ceto politico per contabilizzare una poltigliosa sommatoria di voti. Un partito peraltro, il PD, in cui la classe dirigente al timone è inamovibile, nonostante le enormi corresponsabilità sull’attuale catastrofe strutturale, economica e sociale dinanzi a noi, in cui prevalgono nefaste logiche correntizie, in cui pesano i pacchetti di tessere e i baroni del consenso organizzato e d’apparato. E’ vero, ero consapevole di questa realtà, ma ho ritenuto, mi si accusi pure di ingenuità, ci sono abituato, che si potesse avviare, con l’avvento del giovane Renzi, un percorso deciso di autentica trasformazione del partito, cambiando gruppo dirigente e inaugurando una stagione congressuale, con regole democratiche, che favorisse il confronto costruttivo con i cittadini e la società siciliana, soprattutto con le migliaia e migliaia di giovani che stanno scappando dalla Sicilia alla ricerca di un futuro”.

“I miei appelli, ripeto numerosi, sono rimasti inascoltati, in ultimo lanciati insieme ad altri amici nella recente manifestazione svoltasi a Palermo, “PD SICILIA. IO NON CI STO”, lasciando me in uno scomodo ruolo di predicatore solitario nel deserto che, francamente, mi mortifica. Ecco perché, cari amici, devo lasciare il partito e, conseguentemente, l’incarico di responsabile delle politiche cittadine di Palermo”, conclude Russo.

 

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