Pogliese e il nodo "rimpasto": tempi e nomi in campo - Live Sicilia

Pogliese e il nodo “rimpasto”: tempi e nomi in campo

Se gli ingressi in Giunta dipendessero comunque da alcuni snodi fondamentali

Rimpasto, mini-rimpasto o semplici sostituzioni? Un nodo emerso più e più volte nel giro dell’ultimo anno e che pare, ora, essere arrivato definitivamente al pettine. Per il sindaco Salvo Pogliese è il momento di scioglierlo. Ma senza perdere la calma, aspettando che alcuni obiettivi della fitta agenda istituzionale siano raggiunti. I nomi, a quanto pare, ci sarebbero pure. Si tratta infatti dei consiglieri comunali Andrea Barresi (In Campo con Pogliese) e Santi Bosco (capogruppo di MuovitiItalia). Tuttavia, a loro non sarebbe stato ancora chiesto di iniziare il riscaldamento a bordo campo. 

L’agenda di Palazzo

Entro fine novembre, l’aula di Palazzo degli Elefanti sarà chiamata a votare il rendiconto 2019 e il previsionale 2021-2023. Due snodi fondamentali, soprattutto per un Comune chiamato a fare bene i compiti a casa perché osservato speciale a causa del dissesto. Prima di allora è da escludere che il sindaco possa sciogliere la riserva. I motivi sarebbero molteplici.

In primo luogo c’è da evitare che qualsiasi assestamento in Giunta – Giunta che peraltro ha conosciuto finora soltanto le new entry di Enrico Trantino (Db) e Michele Cristalidi (FI) e nessuna sostituzione – possa sollevare fisiologiche defezioni in aula, anche al netto dell’ampia maggioranza che attualmente sostiene Pogliese. 

Alcuni dossier restano lì e contribuiscono a far salire la tensione in aula. A partire dalla presenza di due assessori in quota Lega in Giunta (Fabio Cantarella e Alessandro Porto) mentre i due soli consiglieri salviniani sono attualmente iscritti al Misto. Una proporzione non prevista dal manuale Cencelli. Poi c’è il nodo Grande Catania, il gruppo più numeroso, che con sei consiglieri ha un solo rappresentante al governo della città (Giuseppe Lombardo) e – stando a un calcolo algebrico – una partecipata in meno. Si tratta di Sidra, un tempo presidiata dal lombardiano Antonino Vitale e che oggi è gestita dall’ex parlamentare di An Fabio Fatuzzo.  

In secondo luogo c’è da evitare che passaggi tecnici a vuoto possano ingolfare i lavori d’aula. Pare difficile che a Santi Bosco, che presiede la commissione Bilancio, sia chiesto di entrare in Giunta durante un incrocio tanto delicato per la macchina comunale. Troppo rischioso.

Chi esce

Superato questo snodo potrebbero arrivare i due avvicendamenti, dunque. Non obbligatoriamente, ma tant’è che secondo voci insistenti si sa anche quali dovrebbero essere gli assessori richiamati in panchina: Pippo Arcidiacono (Manutenzione strade) e Alessandro Porto (Decentramento). Il motivo è soltanto in parte politico (benché l’Udc, da fuori il consiglio comunale, non si senta più rappresentata da Porto che nel frattempo ha assecondato la chiamata di Minardo nella Lega).

Il punto è soprattutto tecnico. Perché entrambi dovranno comunque dimettersi entro sei mesi dal voto se vorranno candidarsi per l’Assemblea regionale siciliana. Allora potrebbero essere anche altri a lasciare l’Amministrazione. Fra questi c’è probabilmente Giuseppe Lombardo. Un timing che ci porterebbe tutti a ridosso della primavera 2022.

Prima ancora però c’è il voto per il prossimo presidente della Repubblica. Dovesse andare in porto l’operazione Mario Draghi al Quirinale si aprirebbe un nuovo scenario: le elezioni politiche anticipate. E se Giorgia Meloni dovesse avere bisogno di Pogliese a Roma che accadrebbe a Catania?


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