Premio di risultato in Poste Italiane: aumento medio di 545 euro

Premio di risultato in Poste Italiane: aumento medio di 545 euro

Commenti

    Ho difficoltà nel capire come nascono i 545€ di premio di risultato. Riepilogando: 245€ spalmati in due anni, i restanti 300€ in welfare. Ciò che chiedo, e che non viene descritto nell’articolo, per ricevere i 300€ di welfare, bisogna aderire a Poste Mondo Welfare oppure no? Perché se così non è, chi non aderisce all’iniziativa, perde 300€.
    In buona sostanza, c’è un corto circuito nell’informativa. Inoltre ne approfitto per criticare con estrema veemenza la modalità con la quale ci verranno corrisposti i 230€ di aumento stipendiale. Non contesto l’importo, anche 10€ sarebbero andati bene. Ma, ricevere 230€ lordi nel 2028, è come se non avessimo avuto nulla. È plateale, il costo della vita aumenta giorno x giorno, ora x ora. Tra quattro anni, saremo ancora più poveri di oggi.
    L’AD di Poste, nonché tutte le organizzazioni sindacali, nessuna esclusa, vantano di aver realizzato il miglior contratto rispetto al passato. Ma ci vuole un enorme coraggio nell’affermare una cosa del genere?
    Economicamente mi spiegate dove sono e in cosa consistono questi miglioramenti, se anche l’aumento di 0,80€ di ticket restaurant sono stati spalmati in due anni?
    Io mi sento preso tantissimo in giro…
    Saluti

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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