PALERMO – Le guerre interne al Partito democratico, con il congresso che sta avendo una coda giudiziaria a seguito di un esposto, l’esuberanza di Ismaele La Vardera, il nodo primarie e gli ultimatum di Avs. Non sono poche le spine nel campo largo siciliano, dove si cerca di mettere insieme la coalizione che dovrà contendere la poltrona di presidente della Regione al centrodestra.
Il campo largo e Sud chiama nord
L’immagine di alcune settimane fa all’Ars, con tutti i rappresentati del centrosinistra, è appannata. Mettere insieme Pd, M5s, Avs, Controcorrente, Italia viva e Partito socialista è stato relativamente facile ma ora l’allargamento a Sud chiama nord rappresenta un passaggio delicato.

Su De Luca ultimatum di Avs agli alleati del campo largo
Contro questa ipotesi si è scagliata Alleanza verdi e sinistra, che vede come il fumo negli occhi la possibilità che alla comitiva si unisca anche il movimento di Cateno De Luca. Un malessere, quello dell’ala più a sinistra della coalizione, che covava da tempo e che è riemerso nelle ultime ore. Ad accendere la miccia l’ingresso del consigliere comunale di Catania Riccardo Pellegrino (ex Forza Italia) nelle file dei deluchiani.
“Pellegrino è stato condannato (in primo grado, ndr) per corruzione elettorale”, ricordano il segretario regionale di Sinistra italiana, Pierpaolo Montalto, e il portavoce regionale di Europa verde, Fabio Giambrone lanciando un ultimatum agli alleati. Ad Avs risponde Sud chiama nord (“non prendiamo lezioni da chi vive di pregiudizi”) ma la verità è che la incompatibilità tra le due sigle era emersa già nelle scorse settimane, prima che De Luca ufficializzasse i nuovi ingressi all’ombra dell’Etna.

Pd e M5s ‘pompieri’
Provano a calmare gli animi sia il Pd che il Movimento cinque stelle, invitando tutti alla calma. “Leggo dichiarazioni con cui gli alleati del fronte progressista lanciano ultimatum, evocano anatemi e si attribuiscono la titolarità del rilascio di patenti di legalità – osserva il segretario regionale dem Anthony Barbagallo -. Questo non ha portato bene, in passato. Nessuno ha questo titolo, parliamo invece di temi identitari, proposte condivise, numeri e modalità per predisporre un percorso che ci tenga uniti per prevalere sul centrodestra”.
Getta acqua sul fuoco anche il coordinatore regionale M5s Nuccio Di Paola. “Non saremo noi a dare le ‘patenti’ da progressista ma saremo in prima linea per costruire una coalizione con quei connotati”. Il vice presidente dell’Ars poi ricorda: “Avs ha detto di volere partecipare alla coalizione”. Una stoccata, però, Di Paola la riserva a chi in Sud chiama nord, come il coordinatore regionale Danilo Lo Giudice, parla di “campo santo” per criticare le dinamiche del campo largo. “Non è il modo corretto di porsi. Io guardo al ‘campo Sicilia’. L’obiettivo, ribadisco, è giungere ad una coalizione progressista ma per ottenerla è importante remare tutti verso la stessa direzione”.
La Vardera: “Decide la coalizione ma Pellegrino…”
Sul punto dice la sua anche Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente in sintonia con Avs. “C’è un tavolo della coalizione, non decido io chi deve starci – le sue parole nel corso de ‘L’Intervista’, su Rei Tv -. Mi rimetterò a quelle decisioni, ma serve affinità politica. Da candidato presidente però farei fatica a pensare che in questa coalizione ci possa essere Pellegrino, un ‘impresentabile’, così come lo ha definito la Commissione nazionale antimafia”.
La partita della candidatura a governatore per il campo largo
Attorno alla ex ‘Iena’ gira poi il nodo più importante da sciogliere nel campo largo: il nome del candidato presidente. La Vardera, forte anche della risonanza mediatica nata dalle denunce sul caso Italo-Belga a Mondello, a dispetto del nome del suo movimento, Controcorrente, cavalca in pieno l’onda e tiene il punto. “I sondaggi ci danno primo partito dell’opposizione – sottolinea -. Sono disponibile a rivedere le mie posizioni ma solo se gli altri partiti d’opposizione mi portano nomi davvero competitivi”.

Dal salotto televisivo catanese, poi, La Vardera analizza il quadro all’interno del campo largo: “Sono disponibile a rivedere le mie posizioni ma solo se gli altri partiti d’opposizione mi portano nomi davvero competitivi. Giuseppe Antoci (eurodeputato M5s, ndr)? È un amico fraterno che stimo, ma mi risulta non sia interessato. In caso contrario sono convinto che insieme si possa trovare una sintesi ma in questo momento lui non è candidato”.
Primarie, La Vardera frena
Posizioni distanti anche sulle primarie. Il Partito democratico è pronto ad organizzarle in autunno e anche il Movimento cinque stelle, come confermato da Giuseppe Conte nella sua recente tappa in Sicilia, non avrebbe difficoltà ad accettarle “purché siano aperte e non di apparato”. La Vardera frena: “Ho più di una perplessità, potrebbero essere usate per farmi fuori. Se sono aperte a tutti, chi mi dice che anche i miei grandi avversari di centrodestra non partecipino per condizionarle? Meglio rivolgersi ad un sondaggio imparziale”.
La guerra nel Pd finisce in tribunale
In casa Pd, invece, c’è da fare i conti con l’infinita guerra per il congresso regionale che ha rieletto Barbagallo. L’esposto presentato in tribunale rappresenta un ulteriore innalzamento del livello di scontro tra il segretario e la corrente avversa, che trova numerosi rappresentanti nel gruppo parlamentare all’Ars. L’udienza prevista inizialmente per metà maggio è slittata ad ottobre e nel partito le colombe di entrambi gli schieramenti sperano che il tempo giochi a favore di una tregua. Di mezzo c’è anche la decisione della Commissione nazionale di garanzia del partito, che dovrà esprimersi sui ricorsi interni.
Il banco di prova delle Amministrative
In questo clima i dem hanno lavorato per cementare la coalizione in vista delle scadenze elettorali più imminenti: le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio. Obiettivo quasi del tutto centrato se si pensa che su 16 grossi centri al voto, come Marsala e Termini Imerese, il campo largo è unito in 13 realtà. “Un dato che segna una netta controtendenza rispetto alle ultime Comunali, quando l’unità della coalizione si contava sulle dita di una mano”, ragionano in casa dem.
Il caso Enna nel Pd
Coalizione al gran completo anche in alcuni piccoli centri come Campobello di Mazara (Trapani) e Altofonte (Palermo), tuttavia le note stonate non mancano: su Milazzo (Messina) e Ribera (Agrigento) l’alleanza è sfumata. Da risolvere, infine, anche il caso Enna. Nella ‘contea’ di Mirello Crisafulli il direttivo cittadino dei dem locali ha scelto l’ex parlamentare nazionale come front-man per le elezioni ma la segreteria nazionale sta riflettendo. La candidatura del ‘Barone Rosso’ darebbe grandi chance di vittoria al centrosinistra ma non è proprio in linea con la linea di rinnovamento dettata da Elly Schlein.

