Processo per il crac Amia | Cammarata depone in aula

Processo per il crac Amia | Cammarata depone in aula

Processo per il crac Amia | Cammarata depone in aula

Molti i "non ricordo" dell'ex sindaco che più volte ha ribadito di non avere memoria di diversi passaggi che hanno portato poi al fallimento dell'azienda e di avere delegato la gestione dei problemi ai tecnici del suo staff.

PALERMO – Contratti di servizio mai adeguati, centinaia di precari assunti nonostante il no della Ragioneria, crediti saldati in ritardo tanto da costringere l’azienda a ricorrere ai prestiti delle banche. Del travagliato destino dell’Amia, l’ex municipalizzata che gestiva la raccolta dei rifiuti a Palermo, poi dichiarata fallita, si è parlato oggi durante il processo per bancarotta a carico di nove imputati: ex presidente, direttore generale, componenti del consiglio di amministrazione e sindaci. Tra gli altri, sul banco dei testi, citato dalle difese che sostengono che l’azienda è stata abbandonata al suo destino proprio dal socio unico, il Comune di Palermo, è salito l’ex sindaco Diego Cammarata.

Molti i “non ricordo” del teste che più volte ha ribadito di non avere memoria di diversi passaggi che hanno portato poi al fallimento dell’azienda e di avere delegato la gestione dei problemi ai tecnici del suo staff. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Carlo Marzella, gli imputati, a vario titolo, avrebbero iscritto nel bilancio del 2005 false plusvalenze derivanti da vendite di automezzi e di immobili per un valore di 16 milioni e 500 mila euro. In realtà le vendite che Amia avrebbe fatto ad Amia servizi Srl erano fittizie perché di fatto la società, il giorno stesso delle cessioni, affittava quanto aveva venduto. Tutto questo avrebbe comportato la sopravvivenza dell’Amia che – scrive il pm – “altrimenti avrebbe dovuto essere ricapitalizzata o messa in liquidazione o assoggettata a procedure concorsuali”.

I falsi, inoltre, avrebbero consentito alla società di ottenere crediti, di acquisire appalti, di mantenere in carica amministratori e sindaci che si aumentarono anche i compensi del 20% proprio in virtù del falso risultato economico raggiunto. Nel capo di imputazione l’accusa inserisce anche un altro episodio di bancarotta per un importo di oltre 44 milioni di euro: il falso in questo caso consisterebbe nella sopravvalutazione dei ricavi derivati dalla cessione di contratti relativi alla gestione e manutenzione di impianti di termovalorizzazione e smaltimento dei rifiuti nelle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani. (ANSA).

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