Qé, cancelli chiusi| Monta la rabbia - Live Sicilia

Qé, cancelli chiusi| Monta la rabbia

Rientrati dallo sciopero, stamane i lavoratori del call center paternese Qè hanno trovato sbarrati i cancelli dell'azienda. 

Crisi call center
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PATERNO’ – Porte chiuse e cancelli sbarrati. Un’altra amara sorpresa per un centinaio di lavoratori del call center Qè che stamane intenzionato a rientrare a lavoro, dopo circa un mese di sciopero, ha trovato serrato l’ingresso della sede che si trova in contrada Tre Fontane nel paternese. Vani anche i tentativi di suonare al citofono nella speranza che qualcuno rispondesse. Avvertiti immediatamente i sindacati, sul posto è giunta poco dopo anche una volante dei carabinieri. L’azienda che conta oltre sei cento dipendenti e recentemente entrata in crisi, non ha ancora formalizzato alcuna procedura di fallimento e neanche inviato lettere di licenziamento ai lavoratori senza stipendio già da oltre tre mesi.

I lavoratori di fronte ai cancelli chiusi

A raccontare i retroscena di quanto accaduto, il segretario della Fistel Cisl Antonio D’amico recatosi stamattina sul luogo dopo essere stato avvisato dai lavoratori. “Avendo subito appurato assieme ad altri esponenti delle sigle il fatto che l’azienda fosse effettivamente chiusa, abbiamo immediatamente deciso di segnalare la situazione ai carabinieri. Ma non solo: è già pronto un esposto che consegneremo oggi stesso all’ufficio provinciale del Lavoro di Catania al fine di chiarire la situazione. I lavoratori – prosegue – rientrano da uno sciopero, non sono stati ufficialmente né licenziati e né l’azienda ha avviato alcuna procedura fallimentare, quindi per noi è pienamente operativa. Nessuno poteva vietargli di tornare a lavoro. Quando circa venticinque giorni fa i dipendenti avevano intrapreso lo sciopero, l’azienda era aperta e le committenti ancora funzionavano sebbene tirasse già una brutta aria”. Tra i debiti che pesano sull’azienda, ci sarebbe anche il mancato versamento della quota relativa al contratto di locazione dell’immobile nei confronti dei proprietari. “Non sappiamo cosa altro sia accaduto, finora nessuno ci ha avvertiti dell’imminente chiusura dell’azienda” – conclude D’Amico.

Intanto venerdì 30 settembre si è svolto un faccia a faccia sulla vertenza del call center Qè di Paternó nelle sede della presidenza della Regione Siciliana tra l’assessore regionale alle attività produttive Mariella Lo Bello ed una delegazione sindacale formata dalle Rsu Valentina Borzì, Anna Orifici e Giovanni Arcidiacono, dal segretario regionale della Slc Cgil Davide Foti, dal segretario regionale Fistel Cisl Antonio D’Amico e dal segretario provinciale della Slc Cgil Catania Gianluca Patanè. Nel corso dell’incontro è stata evidenziata – spiegano – “la gravità del momento attuale con la quale i lavoratori del Qè, le loro famiglie e il territorio fanno giornalmente i conti, chiedendo un intervento sulle committenti principali inbound Enel e Inps e sulle committenti outbound Wind e Sky, per tentare di bloccare eventuali cambi appalto, poiché ciò si tradurrebbe nella perdita di circa 600 posti di lavoro”. Slc e Fistel chiedono un impegno adeguato da parte della Regione affinché venga avviato un ‘tavolo di crisi’ al ministero dello sviluppo Economico. “L’ assessore Lo Bello – continuano – si è detta disponibile ad intervenire subito sia presso le committenti, sia presso il Ministero, per evitare che vertenza si riduca ad una mera gestione di esuberi”.

 

 

 


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Commenti

    I patrozzi politici che battezzarono a suo tempo le assunzioni, dove sono adesso?
    Vuoi vedere che stanno defilati e mandano avanti qualche sindaco di paese a fare passerella per confondere le acque, sperando di salvare comunque qualche voticino con queste sceneggiate?
    Ricordino i lavoratori la vicenda Myrmex e quante vuote parole, inutili promesse e sindaci arruffapopolo con fascia in spalla e selfie prontamente postato su fb.

    Meno male che si stanno interessando il sindaco Mangano,il Sen.Torrisi e l’aspirante sindaco Naso.Vergogna

    Non dimenticare il Sindaco di Belpasso, ti prego, perché la sua presenza è determinante.

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