CATANIA – Era l’otto marzo del 2013 quando i carabinieri misero le manette ai polsi degli estortori di Carmelo Reitano. Il coraggioso imprenditore edile denunciò i suoi aguzzini che da dodici anni lo tenevano sotto scacco. Una ribellione che dopo tre anni porta a un importante traguardo giudiziario. La condanna definitiva da parte della Cassazione per i componenti dell’organizzazione criminale (legata ai refenti dei Santapaola di Paternò) che imponevano il pizzo dal 2002 alla vittima. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi della difesa e ha dunque confermato le pene comminate al termine del processo d’appello, in cui si erano costituite come parti civile oltre all’imprenditore anche l’Asaae, la Fai, il Comune di Paternò e di Catania e l’ex provincia.
Le condanne confermate sono 2 anni (in continuazione con altre sentenze) per Domenico Assinnata, 5 anni e 3.300 euro di multa a Salvatore Chisari, 6 anni e 4 mesi e 5.400 mila euro a Giuseppe Fioretto, 9 anni e 8 mesi e 8400 euro di multa a Rosario Indalicato, 6 anni e 2 mesi a Pietro Puglisi e 3 anni e 2 mesi a Giovanni Messina.
Carmelo Reitano, che ha avuto riconosciuta una provvisionale di 5 mila euro per ciascun imputato, è stato assistito dall’avvocato Enzo Faraone. “La Corte di Cassazione – commenta il legale – ha sanzionato positivamente l’impianto accusatorio che era stato proposto da Reitano e sostenuto dalla difesa dinanzi al Gip e alla Corte d’Appello, che hanno emesso due sentenze di condanna. La Corte d’Appello si limitò a piccoli ritocchi di pena. La Corte di Cassazione ha rigettato in pieno tutti i vari reclami ritenendoli assolutamente insussistenti. Negli anni Reitano – aggiunge Faraone – è stato assoggettato a estorsioni, si è tentato di farlo passare con una strumentalizzazione difensiva come se fosse un imprenditore colluso per cercare di far guadagnare la libertà ai suoi persecutori. I giudici non hanno creduto affatto a questa tesi difensiva disperata. Dopo tanti anni di assoggettamento e di vessazioni, quando in concomitanza dell’estorsione più grave Reitano ha deciso di denunciare si è aperta per lui una nuova via, perchè la denuncia ha determinato un controllo 24 ore su 24 che continua ancora oggi”. C’è una nota di amarezza nel commento dell’avvocato Faraone: “Non si è mai soddisfatti quando c’è la condanna di persone. Saremmo più soddisfatti se queste cose non accadessero. Sicuramente però il fatto che si stia finalmente perseguendo in maniera seria e concreta il fenomeno dell’estorsione che ha tanto depresso e compromesso la nostra imprenditoria, soprattutto nei centri più piccoli, è un fatto importante dal punto di vista politico criminale. E quindi se c’è una soddisfazione è per queste ragioni non certo per la condanna di esseri umani”.

