Randagi, Anastasi sui costi |"Vogliamo tutti i numeri"

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Un servizio oneroso sul quale l'esponente di Grande catania vuole veder chiaro. Anche per la mancata risposta ad altra ditta.

l'interrogazione
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3 min di lettura

CATANIA – “Nel mese di febbraio di quest’ anno l’ A.N.T.A – associazione nazionale tutela animali – lamentava attraverso il proprio Presidente Nazionale Bruno Mei la costosa e obsoleta gestione dei cani randagi da parte del Comune di Catania. A seguito di ciò il sottoscritto consigliere comunale, non riscontrando alcuna replica alla stessa da parte dell’ Amministrazione Comunale, provvedeva immediatamente a promuovere ed ottenere un audizione della stessa associazione con i locali rappresentanti presso la II C.C.P. per l’approfondimento e verifica di certe notizie”.

A parlare è il consigliere, capogruppo di Grande Catania, Sebastiano Anastasi che sull’argomento ha già presentato interrogazione scritta. “Durante l’audizione – prosegue – e dall’analisi della documentazione prodotta, è emerso che l’A.N.T.A  opera dal 2004 con la collaborazione del corpo forestale dello stato, e con il N.I.R.D.A. ( Nucleo Investigativo Reato in Danno Animale ), unico vero soggetto specializzato in materia di tutela e benessere animale, e che in tutti i suoi anni di esistenza ha eseguito centinai di sequestri e denunce di animali tenuti in condizioni pietose, e sequestri di cani per l’impiego in combattimenti clandestini”:

Non solo: secondo l’esponente del senato cittadino, l’associazione ha anche realizzato 24 rifugi sanitari, non canili, tutti a norma di legge, molti realizzati anche dopo il sequestro di alcuni canili comunali ritenuti non idonei. “Ma la cosa che ho appreso – sottolinea Anastasi – è che l’Anta, aveva partecipato ad un bando che il Comune stesso aveva emanato alla fine di marzo del 2016, per la realizzazione gratuita di un rifugio sanitario realizzato con una forte riduzione della spesa pubblica quantificabile sin da subito in oltre il 30% di questa (con un paventato risparmio di circa 600.000,00 euro annui), quindi con evidente recupero di ingenti risorse da destinare ad esempio al già carente comparto dei servizi sociali.

L’Anta in modo particolare infatti si sarebbe impegnata anche al recupero dei cani, alla loro sterilizzazione e al loro smistamento nelle strutture di cui la stessa dispone al Nord italia, promuovendo tra l’altro forti, radicate ed efficaci campagne di adozione e affido su scala nazionale, ottenendo in cambio la concessione gratuita del terreno dove edificare il canile e la compartecipazione di soli tre euro al mese per cane da parte del comune di catania, al termine di detta convenzione inoltre la proprietà dell’immobile sarebbe spettata al comune senza vincoli di donazione ne costi.

“Ciò nonostante  – prosegue Anastasi – l’ANTA non ha ad oggi ricevuto alcun riscontro nonostante la partecipazione ed adesione al suddetto bando con le evidenti e sbalorditive condizioni vantaggiose per l’Ente Comunale e la collettività; neppure i ripetuti appelli del sottoscritto in questi mesi durante la fase ispettiva di diverse sedute di Consiglio Comunale hanno sortito risultati concreti. Questa situazione d’inspiegabile stallo sembrerebbe sia dovuta ad un interpretazione, con relativo parere, dell’Avvocatura Comunale secondo la quale spetterebbe al Consiglio Comunale attraverso opportuna deliberazione decidere circa le caratteristiche del bando in quanto si tratterebbe di concessione e non di gara d’appalto. E allora perché nessuna delibera è stata ancora approntata? Perché non si coglie ugualmente un occasione così ghiotta e civile per cittadini, randagi e casse comunali? A chi giova tutto ciò?

L’amministrazione depositi immediatamente la delibera per essere passata al vaglio del Consiglio Comunale e risponda ancor prima al sottoscritto fornendo dettaglitamente le cifre su il numero esatto dei cani randagi attualmente ricoverati presso le strutture convenzionate con il Comune di Catania, con i relativi costi giornalieri mensili e annui e il numero esatto d’interventi mensili di cattura dei cani in città con i relativi costi per gli anni 2014 2015 2016.”

 

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