PALERMO – La nebbia si va diradando a destra e a sinistra. E dopo un’estate di fibrillazioni, si vanno delineando le coalizioni e i candidati che sfideranno il Movimento 5 Stelle i primi di novembre per la partita di Palazzo d’Orleans e Palazzo dei Normanni. E allo stesso tempo si delineano vincitori e vinti di questa sfiancante contesa che si è consumata dentro i vecchi poli.
Se davvero come sembra il centrodestra si compatterà tutto intero su di lui, il primo dei vincitori di questo girone estivo sarà Nello Musumeci. Che ci ritenta, sperando di essere più fortunato delle altre due volte in cui si candidò. Stavolta, il politico col pizzo non avrà l’alibi delle divisioni e potrà giocarsi la sua partita – o almeno così pare – con una coalizione compatta. Per quanto consumata da mesi di sgambetti e polemiche.
Musumeci è riuscito a consolidare attorno a sé un consenso significativo, che partito da un recinto lepenista e di destra si è allargato anche ad ambienti moderati della coalizione. Basti pensare al sostegno dell’Udc di Lorenzo Cesa o a Stefano Parisi, oltre che a pezzi di Forza Italia non provenienti da An. Il tempo ha giocato dalla sua parte, o almeno così tutti raccontano. Manca solo il placet definitivo di Silvio Berlusconi, che pare abbia accettato di ingoiare il rospo del via libera agli alleati sovranisti pur di tentare di riprendersi la Sicilia con una candidatura forte come quella dell’ex presidente dell’Antimafia.
E sarebbero proprio i sopra citati sovranisti gli altri vincitori di questo round. In particolare Giorgia Meloni, lesta a mettere il cappello sulla candidatura di Musumeci. Attorno al quale un milieu di matrice postmissina s’è mosso con abilità per blindare la candidatura del carismatico ed esperto politico catanese. Abile ad allargare le sue truppe oltre i confini della destra.
Musumeci e i sovranisti, dunque, vincitori di questo giro. Sempre ammesso che davvero il centrodestra si compatti saldamente sul fondatore di #DiventeràBellissima. Lo sapremo verosimilmente entro 48 ore. La prudenza è d’obbligo dopo le spettacolo delle ultime settimane. Ma ko stesso Gianfranco Miccichè assicura che i giochi sono quasi fatti.
Già, Miccichè. Il commissario di Forza Italia non entra a pieno titolo tra i vincitori. Il piano del commissario di Forza Italia, infatti, era quello di allargare la coalizione agli alfaniani. Non è andato in porto, stoppato dall’alzata di muri dell’ala destra della coalizione. Sarà già tanto se con pazienza Miccichè riuscirà a consegnare a Musumeci la coalizione tutta intera, senza strappi dei centristi. Visto quel che accade a sinistra, questo potrebbe pure bastare per vincere, dimenticando l’alta tensione delle settimane scorse e permettendo all’ex ministro di rinverdire l’immagine del 61 a 0 dei tempi che furono.
Al momento certo non sono tra i vincitori i centristi di Saverio Romano. L’ala post-cuffariana della coalizione insieme a Miccichè aveva auspicato l’allargamento ad Alfano per creare a seconda gamba del Ppe accanto a Forza Italia. Non è andata. Quella stessa area politica non aveva mai fatto i salti di gioia sulla candidatura di Musumeci, pur negando veti e pregiudiziali ad personam. E quando il rush finale è stato a due, tra Musumeci e Armao, il Cantiere Popolare è sembrato più vicino a quest’ultimo. Ora Romano prova a fare massa critica con Roberto Lagalla e quel che resta dell’Mpa per ritagliarsi in un eventuale centrodestra a trazione Musumeci uno spazio politico non marginale.
E a proposito di Armao. Vincitore? Parrebbe di no. Ma vinto forse sarebbe troppo. L’avvocato, già assessore di Lombardo, s’è comunque conquistato un ruolo da protagonista, è entrato nel cuore di Berlusconi e ha lanciato con grande eco il suo programma elettorale e il suo movimento degli Indignati. Se sarà Musumeci a spuntarla, per lui potrebbe comunque esserci un posto di vice e un assessorato pesante. Si vedrà.
Resta tra color che son sospesi Roberto Lagalla. Sulla sua candidatura non si è creata una convergenza. Ma il suo movimento Idea Sicilia potrebbe essere un interlocutore del centrodestra da qui ai prossimi giorni. Seppur con un verosimile ridimensionamento delle ambizioni dell’ex rettore.
C’è poi il centrosinistra, dove davvero è complicato capire chi siede tra i vincitori. La tormentata estate di Pd e compagni lascia sul campo tanti sconfitti. Sembra ormai quasi inevitabile che da quelle parti si andrà ancora una volta divisi. Con la possibile candidatura di Claudio Fava che – dicono con qualche ragione Pd e Idv – è una buona notizia per Cinque Stelle e centrodestra. In parte sconfitto esce Leoluca Orlando, che, sì, piazza (o almeno dovrebbe) il suo candidato rettore (che rettore vuol restare per il momento), ma non riesce nell’impresa di tenere unita la coalizione, da cui si sfilano Sinistra Italiana e Articolo 1, il partito dei bersaniani, che con Alfano può governare a Palermo e a Roma, ma non alla Regione.
Insomma, a oggi di vincitori a sinistra non se ne intravedono. C’è un Pd siciliano che in tutta questa fase di definizione della candidatura è sembrato relegato a un ruolo marginale, quasi isolato dall’asse tra il Nazareno e Leoluca Orlando. E che ancora deve risolvere il problema del rapporto con Crocetta. E poi ci sono i centristi di Gianpiero D’Alia e Angelino Alfano. Che dopo la centralità delle scorse settimane, quando tutti corteggiavano il partito del ministro degli Esteri, hanno visto un po’ ridimensionata la loro parte in commedia. Qualcuno ricorderà che l’area aveva messo sul tavolo una triade di candidature (La Via, D’Alia, Misuraca), delle quali ovviamente non s’è fatto nulla. In compenso dovrebbe essere arrivato, almeno secondo i retroscenisti romani, l’accordo con Renzi che garantirà la sopravvivenza nella prossima legislatura. L’unica piccola (e tutta da verificare) vittoria che si registra da queste parti. Ma la partita vera, quella con i 5 Stelle, da una parte e dall’altra comincia solo adesso.

