PALERMO – In casa Reset le acque tornano ad agitarsi. “Durante l’ultimo incontro sindacale svoltosi presso il Comune di Palermo alla presenza del Sindaco, del Presidente e del Consulente del Lavoro – dice Salvo Barone di Asia – le intenzioni del Comune erano state chiare: un solo milione strutturale per il 2017, in disapplicazione dell’accordo di transito da Gesip a Reset che prevedeva un ampliamento definitivo di 3 milioni annui per il pluriennale 2016-2018. Quindi accordi non rispettati e aumento delle ore dei lavoratori (ancora part-time al 75%) messi in discussione, oltre a tutti i diritti lesi in merito ad anzianità di servizio, classificazione del personale. Eppure sono bastate poche ore per leggere comunicati stampa del sindaco e di qualche organizzazione sindacale, in cui invece si preannunciava che dal primo gennaio 2017 tutti i lavoratori sarebbero stati inquadrati a 34 ore settimanali.
Pura campagna elettorale sulle spalle di questo gruppo di lavoratori, che anche questo sindaco ha deciso di sacrificare per salvaguardare il bilancio comunale. Non appena ci è stata fornita la bozza dell’accordo dell’incontro di merito, è stato evidente il mancato aumento strutturale delle ore dei lavoratori e, dietro le righe, lascia intendere che l’azienda ha dichiarato un esubero di personale ed attiverà, anche nella migliore delle ipotesi futuribili, la procedura di licenziamenti collettivi, qualora le organizzazioni continuassero a richiedere il passaggio di tutti i lavoratori da part-time a full-time, in ottemperanza sempre dell’accordo del dicembre 2014.
In sintesi il sindaco sbandiera, agli sgoccioli della campagna elettorale, che da gennaio i lavoratori avranno 34 ore settimanali; nella realtà però l’azienda concorda con l’Amministrazione di dare tale riconoscimento per soli tre mesi (da gennaio a marzo 2017), di riconvocare le parti a fine marzo 2017 e nella migliore delle ipotesi si riconfermerebbero le 34 ore settimanali solo per tutto il 2017 e, essendo che non ci sono nel pluriennale ulteriori risorse per gli anni a venire, i lavoratori potrebbero ritornare a 30 ore settimanali. La verità è che il sindaco non è capace di ammettere di avere disapplicato gli accordi, non avendo inserito i tre milioni strutturali annui fino al 2018 e forse pensando di abbindolare i lavoratori, concedendo mensilmente qualche ora in più ma lasciandoli nello stato di estrema precarietà nella quale ormai da anni versano. A nulla sono valsi i sacrifici fatti nel 2014 da questi dipendenti e a nulla sono valsi tutti i lavori effettuati (anche se non riportati totalmente in convenzione), con estrema professionalità e dedizione”.
Il sindaco e l’azienda tornino sui loro passi e rispettino gli impegni sottoscritti senza continuare a giocare con l’estremo stato di disagio in cui versano tutti i lavoratori”.

