Rifiuti, dal Pd Sicilia bocciatura per il piano regionale

Rifiuti, dal Pd Sicilia bocciatura per il piano regionale

"Carente per analisi e contenuti"
IL DOCUMENTO
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PALERMO – Il Pd Sicilia boccia il piano regionale rifiuti. Secondo i dem “è carente sul piano delle analisi e inadeguato nei contenuti”. Il giudizio è contenuto in un documento predisposto dal dipartimento Economia del Pd Sicilia, coordinato da Franco Piro.

Il documento del Pd sul piano rifiuti

Il documento contiene le osservazioni alla Valutazione ambientale strategica dell’aggiornamento del Piano di gestione dei rifiuti apprezzato dalla giunta regionale di governo. Come si legge nelle osservazioni del Pd, il punto di partenza avrebbe dovuto infatti essere costituito dal “pacchetto per l’economia circolare” varato dalla Ue.

Una disposizione che impone un radicale cambiamento nella gestione dei rifiuti, perché gli obiettivi da raggiungere non riguardano più soltanto le percentuali di raccolta indifferenziata, bensì i quantitativi di rifiuti per i quali viene fatto il recupero di materia e materiali.

La Ue, infatti, ha disposto che soltanto il 10% dei rifiuti possa essere avviato allo smaltimento finale in discarica “e in tale percentuale – è la tesi del Pd – ha compreso anche i rifiuti che vengono inceneriti”. “Nell’aggiornamento presentato – secondo le osservazioni del Pd Sicilia – non viene indicato come fare per rispettare gli obiettivi di recupero e riciclaggio”. 

“Piano carente”

Poco chiara, secondo il Partito democratico, sarebbe pure tutta la parte riservata alla produzione di Css (combustibile solido secondario) che si potrebbe ricavare dopo le operazioni di recupero e riciclaggio. Ci sarebbe anche confusione sui quantitativi effettivi che si potranno produrre ed anche sul loro effettivo utilizzo in impianti siciliani, mentre e la Vas “è carente anche nell’analisi e nella valutazione degli impatti ecologici ma soprattutto di quelli sanitari”.

Il caso dei termovalorizzatori

Pur essendo l’aggiornamento finalizzato alla previsione di due inceneritori, per altro già localizzati nelle aree industriali di Catania e di Palermo, “la parte ad essi dedicata è striminzita e del tutto insufficiente”. Si individua una tecnologia di termodistruzione “in modo apodittico e non si presenta alcuna alternativa, tra quelle oggi esistenti e sperimentate come il trattamento chimico e la pirolisi/gassificazione che hanno un impatto notevolmente inferiore”.

Piro: “Nessuna informazione sulle diossine”

In particolare, per quanto riguarda gli inceneritori, “non si tiene conto degli impatti che – spiega Piro – derivano dagli inceneritori sull’ambiente e sulla salute. Per le diossine e gli idrocarburi policiclici aromatici non si fa alcun riferimento né alla Convenzione di Stoccolma né alle raccomandazioni dell’Efsa sulle concentrazioni massime di diossina per territori che, come a Palermo, hanno avuto rilevanti incrementi di diossina a causa degli incendi”.

Piro poi prosegue: “Non c’è una analisi delle risorse necessarie per farli funzionare: combustibile per i bruciatori secondari, acqua per il raffreddamento, prodotti chimici indispensabili, fabbisogno di discariche per i rifiuti pericolosi generati”.

Barbagallo: “Il governo si fermi”

“E’ inaccettabile – aggiunge il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo – che non si descrivano gli impatti derivanti dalle massicce emissioni di C02 in atmosfera, in barba agli obiettivi di riduzione. Si dice solo che per il loro esercizio si dovranno pagare oneri di compensazione per circa 100 euro a tonnellata di rifiuto bruciato”.

“Il costo annuo potrebbe ammontare quindi a 60 milioni di euro che saranno scaricati sulla tariffa che pagheranno i cittadini con la Tari – aggiunge Barbagallo -. Questo aggiornamento non soddisfa né gli obiettivi, né i requisiti richiesti dalla Ue, compie delle scelte non motivate e non accettabili, visti anche gli impatti sull’ambiente e sulla salute. Per questo – conclude – ne chiediamo una profonda revisione”. 


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