Rifiuti, nuova scure a Catania: ombre sul Consorzio Gema - Live Sicilia

Rifiuti, nuova scure a Catania: ombre sul Consorzio Gema

La società gestisce la raccolta dell'immondizia nel lotto Centro.
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CATANIA – Tra gli operatori ecologici di Catania circolava un messaggio, su WhatsApp, che conteneva riferimenti sibillini alla gestione della raccolta dei rifiuti nel lotto Centro. Arriva la batosta: la notizia, diffusa da Sudpress, del legame esistente tra il Consorzio Gema, ditta aggiudicataria proprio del lotto centrale, e il Comune di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, sciolto per infiltrazioni della camorra. E, di più, l’ipotesi dell’arrivo, in futuro, di una interdittiva antimafia da parte della prefettura di Salerno, che starebbe valutando il provvedimento contro l’impresa da poco operativa nel capoluogo etneo.

Lo scioglimento del Comune

Lo scorso 10 giugno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto di scioglimento del Consiglio comunale del piccolo centro nel Napoletano. Un’amministrazione che subisce l’onta del sospetto di infiltrazioni camorristiche per la terza volta in trent’anni (era già successo nel 1993 e nel 2009). Allo stringato documento che nomina la commissione che guiderà il municipio per i prossimi 18 mesi, sono allegati la relazione della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e quella della commissione ispettiva, incaricata di fare luce sulle dinamiche interne del Comune di San Giuseppe Vesuviano.

Dopo avere spiegato che, in quel territorio, “l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi”, Lamorgese dedica un capitolo della sua relazione al servizio di raccolta dei rifiuti nel municipio partenopeo. “Sin dal 2010 tali servizi sono stati affidati, dopo espletamento di gara – si legge nel documento – a una società e allo scadere del contratto settennale dell’appalto, il servizio è stato più volte prorogato illegittimamente alla stessa ditta affidataria per un periodo complessivo di due anni e due mesi”. La società in questione, come verificato da LiveSicilia, è il Consorzio Gema, con sede nella provincia di Salerno.

L’appalto a Gema e l’interdittiva antimafia

Gema da anni gestisce il servizio di igiene pubblica nel Comune di San Giuseppe Vesuviano e, nel 2020, ha vinto con un ribasso del 2,487 per cento la gara d’appalto settennale del valore di oltre 27 milioni di euro. Nel 2015, l’allora legale rappresentante di Gema, Alfonso Zito (oggi direttore generale), è stato rinviato a giudizio per corruzione: l’accusa era che avesse fatto assumere la figlia di una funzionaria del Comune, lo stesso oggi sciolto per camorra, in cambio di alcuni favori amministrativi. Il processo è ancora in corso.

La ministra Lamorgese va poi oltre: il contratto di appalto con il Comune di San Giuseppe Vesuviano è stato firmato il 29 maggio 2020. Mentre l’iscrizione nella white list della prefettura di Salerno è successiva: è datata 29 ottobre 2020 e, secondo quanto riportato nell’elenco prefettizio salernitano, è scaduta il 29 ottobre 2021. È però indicata come “In aggiornamento“. Secondo la relazione ministeriale, “recentemente la prefettura di Salerno, in sinergia con i gruppi ispettivi antimafia operanti a Napoli e Salerno, ha avviato nei confronti della società appaltatrice il procedimento finalizzato all’adozione del provvedimento interdittivo, in considerazione deglli elementi ostativi alla permanenza della iscrizione della suddetta ditta nelle white list, sussistendo il pericolo di condizionamento della criminalità organizzata“.

Un condizionamento che sarebbe dovuto anche a legami familiari, visto che “alcuni componenti del consiglio di amministrazione della società incaricata del servizio hanno rapporti di stretta parentela con affiliati a clan camorristici“. E di famiglia si tratta anche nel caso di un dipendente del consorzio, ritenuto il “dominus effettivo” della società, che è “stretto congiunto di un amministratore comunale in carica”. Nel documento legato allo scioglimento per camorra del Comune di San Giuseppe Vesuviano si citano poi le penali per i disservizi nel servizio di raccolta, che non sarebbero state erogate nonostante le segnalazioni.

La replica di Gema

Dal Consorzio Gema, intanto, arriva al momento solo una replica informale: “In quella relazione sono state scritte delle cose non reali – dicono dalla società – Abbiamo già fornito tutte le risposte alla prefettura e la nostra iscrizione in white list è in attesa di rinnovo. In Campania ci sono aziende che arrivano ad aspettare anche cinque anni, vista la quantità di controlli che ci sono da fare. Noi speriamo di non dovere aspettare tanto e siamo certi del nostro lavoro“. Che, intanto, continua nel capoluogo etneo come negli altri Comuni in cui si sono aggiudicati l’appalto. “Abbiamo denunciato e siamo parte offesa in un processo contro la camorra – aggiungono – Quello descritto non è il nostro modo di operare”.

La replica del Comune di Catania

Il Consorzio Gema, nonostante abbia preso servizio dalla fine di giugno, non ha ancora firmato il contratto con il Comune di Catania. “C’è un margine di tolleranza che serve alla Srr (Società regolamentazione rifiuti, ndr) per verificare tutti i documenti prodotti dalla ditta appaltatrice”, spiega a LiveSicilia l’assessore ai Rifiuti Andrea Barresi. “Qualora emergessero irregolarità o mancasse qualcosa, non siamo noi a scegliere cosa fare ma è la legge che ce lo impone – prosegue – Se l’interdittiva di cui parla la relazione del ministero arrivasse, chiaramente agiremo di conseguenza e si renderà nulla l’aggiudicazione. Ma al momento possiamo solo attendere gli sviluppi“, conclude Barresi.


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