FARINDOLA (PESCARA) – La speranza non c’è più, come non c’è più nessuno sotto la neve che ha ridotto in macerie l’Hotel Rigopiano di Farindola, sul Gran Sasso, in provincia di Pescara. C’erano 40 persone nell’hotel quando la valanga, nel pomeriggio di mercoledì 18 gennaio, ha investito la struttura: 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 dipendenti, compresi il titolare Roberto Del Rosso e il rifugiato senegalese Faye Dane. A distanza di una settimana tutte le vittime sono state recuperate, 29 corpi; gli ultimi due nella tarda serata di ieri. 29 morti, 11 sopravvissuti. È finita così, purtroppo.
Ieri, il sostituto procuratore di Pescara, Cristina Tedeschini, ha convocato una conferenza stampa per fare il punto sulle indagini. Casi di esclusivo schiacciamento, con morti istantanee, e per altri concorrenza di cause, tra quali ipotermia e asfissia: sono questi, fin qui, i motivi delle morti delle sei persone sottoposte ad autopsia, ha confermato il pm. Finora sono state effettuate sei autopsie e altre sei sono in programma.
In mattinata c’era stata un’informativa nell’aula di Palazzo Madama del premier Paolo Gentiloni: “Siamo orgogliosi dei soccorritori, è stato fatto ogni sforzo possibile”.

