Palermo, l'imprenditore vicino ai mafiosi che sparò al rivale

L’imprenditore del pesce vicino ai mafiosi che sparò al rivale in amore

La storia di Salvatore Vetrano

PALERMO – La condanna a 10 anni e otto mesi per frode fiscale inflitta dal Tribunale di Genova è solo l’ultimo atto della vita di Salvatore Vetrano, il “re dei surgelati” di Palermo, segnata dai guai giudiziari.

Vetrano e gli affari in Spagna

Due anni fa il suo nome saltò fuori a Vigo, in Spagna, dove Vetrano si era trasferito per seguire i suoi affari. Viene considerato l’uomo chiave di una maxi frode carosello realizzata attraverso una rete di società di import-export di pesce che utilizzavano fatture per operazioni inesistenti. In questa maniera abbattevano i costi e non pagavano le tasse. I soldi “risparmiati” sarebbero stati reinvestiti nelle società di Vetrano.

La confisca del 2022

Per una lunga stagione è stato il re palermitano del pesce surgelato. Nel 2022 gli sono stati confiscati definitivamente beni che valgono più di venti milioni di euro.

“Collettore degli interessi mafiosi nel commercio di prodotti surgelati”, così era stato definito. I suoi affari siciliani ruotavano attorno alla Veragel di Carini. Di lui e del padre Giacomo si parlò per la prima volta nel 1999 quando furono arrestati con l’accusa di avere nascosto nelle celle frigorifere un carico di pesce rubato dagli uomini della famiglia mafiosa di corso Calatafimi. Nel 2002 arrivarono nuovi guai: Vetrano tornò in cella perché ritenuto responsabile di avere rapinato una carico di pesce congelato. Della banda avrebbero fatto parte, ancora una volta, soggetti organici a Cosa Nostra.

Nel 2005 veniva citato nell’inchiesta che portò in cella Benedetto Graviano e Cesare Lupo di Brancaccio. L’imprenditore, per la verità, ha anche un passato da vittima del racket. Ammise, infatti, di avere ricevuto una richiesta estorsiva di 500 mila euro. Ammissioni che contribuirono all’arresto e alle condanne di quattro persone.

Tra queste c’era Gianfranco Puccio, compagno di giochi di Giuseppe Salvatore Riina, figlio del capo dei capi. Puccio chiese 500 mila euro a Vetrano, che era suo cugino: doveva essere punito per avere denunciato una precedente estorsione. La richiesta fu registrata grazie a un’intercettazione ambientale e fu poi lo stesso Vetrano ad ammettere di aver subito pressioni.

Sparò al rivale in amore

I suoi trascorsi giudiziari gli erano costati un avviso orale del questore che nel 2012 lo aveva invitato a cambiare stile di vita. Un avviso andato in frantumi quando Vetrano nel 2012 finì in carcere. Aveva sparato a Giuseppe Toia, titolare della concessionaria Isolauto, ferito gravemente a Isola delle Femmine. Toia da qualche tempo frequentava una ragazza che piaceva anche a Vetrano

Per questo reato Vetrano ha scontato una condanna a sei anni e prima dell’inizio del processo risarcì Toia con duecento mila euro. Vetrano si piazzò sotto casa della ragazza. Quando vide Toia che la stava accompagnando al portone fece fuoco. Il caso volle che sul posto transitava il titolare del ristorante Charmant, il quale chiamò i soccorsi. Trasportato all’ospedale Cervello, Toia venne sottoposto a un delicato intervento chirurgico. “È vivo per miracolo”, dissero i medici. Ora per Vetrano è arrivata una nuova condanna.


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