CATANIA – Finisce il mandato di Claudio Baturi, il maestro del Fercolo. Colui che secondo la stampa locale e nazionale “ha cambiato la festa di sant’Agata”. Tre anni esatti, dunque. Uno degli effetti visibili del nuovo corso intrapreso nella gestione dell’intera macchina delle celebrazioni agatine. Quello del capovara non è più un incarico sine die. L’ultimo della serie è targato Alfio Rao, dimissionario a seguito del processo per la morte del devoto Roberto Calì. Il regolamento di recente approvazione stabilisce invece dei limiti al mandato sia del maestro del Fercolo che dei suoi collaboratori. “Ci sono state persone più brave di noi in passato e ce ne saranno sicuramente in futuro”, parla al plurale Claudio Baturi. Lo fa in forza degli obiettivi che si era dato a inizio mandato, ripulire dagli eccessi una festa assi pregna di tradizione e folclore, ma anche ristabilire il principio che non esistono privilegiati di varia estrazione e specie all’interno della tre giorni agatina. “Ciò che abbiamo cambiato – spiega ancora – lo abbiamo fatto col cuore. L’obiettivo finale è ancora lontano ma, a differenza di altre stagioni, si vede già la luce alla fine del tunnel”.
Una festa dunque ancora da cambiare, nelle valutazioni di chi l’ha gestita in prima persona. “Di una cosa possiamo essere certi – continua Baturi – in questo triennio abbiamo avuto il coraggio di parlare e agire con chiarezza”. Il riferimento è sicuramente allo strattonamento del Fercolo in prossimità di una salita di Sangiuliano che Baturi, per motivi di sicurezza, preferì non effettuare. Era il 6 febbraio 2012. Ma non solo. Il 9 aprile del 2014, il capovara ha rimosso da qualsiasi incarico Antonello La Rosa, arrestato per presunta estorsione. Il caso era stato sollevato da LiveSicilia. “Un atto amministrativo dovuto e che andava compiuto – spiega Baturi – ma allo stesso tempo doloroso. Nel tempo, abbiamo allontanato anche altre persone, ma non c’è stato lo stesso risalto mediatico”. Insomma, polso duro sì, ma dal volto umano. “Tante le sofferenze, la più grande è connessa alla scomparsa di Luciano Zoda, un giovane collaboratore, una speranza, venuto a mancare ultimamente per un male devastante. Un brutto colpo per tutta la nostra comunità”.
Il triennio appena concluso si caratterizza ancora per un ingrediente spiritualmente assai ambizioso: il tentativo di conferire uno spessore più marcatamente cristiano a una ricorrenza che storicamente è di primissimo valore per la cattolicità tutta. “Il vero cambiamento è stato qui – continua Baturi – non ci saremmo riusciti senza l’intesa straordinaria con monsignor Barbaro Scionti e con i vertici della nostra Chiesa, ormai ci capiamo con lo sguardo, le nostre intenzioni vanno all’unisono”. Un dettaglio, una sfumatura, che lo stesso parroco della Cattedrale, ma anche delegato Arcivescovile per la Festa, conferma: “Nei momenti difficili siamo stati tutti compatti nelle parole, nelle azioni, nella preghiera, perché sant’Agata potesse essere di tutti. Insieme abbiamo affrontato una bella avventura che all’inizio si mostrava con tutti i se e i ma, e che ci ha aperto nuovi orizzonti”.
Passa ora nelle mani della Curia la questione della successione a Baturi. Non è da escludere un nuovo mandato a lui stesso. Intanto, nei prossimi giorni verrà reso noto il programma dei festeggiamenti del 2015. È possibile che già allora sarà pubblicato il nome del nuovo maestro. Tuttavia, è Salvatore Gristina, arcivescovo di Catania, a voler sottolineare la necessità che la festa sappia esprimere al meglio “il volto della città”: “Quello che compiamo di bene – ha detto ringraziando pubblicamente Baturi – ha una positiva ricaduta nella vita della comunità e questo ci deve spingere a continuare senza fermarci, a ringraziare il Signore. Questo momento di congedo ci proietta già in avanti”.


