Savona vuole 250 mila euro - Live Sicilia

Savona vuole 250 mila euro

Divorzio dall'Udc
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Duecentocinquanta mila euro per danno all’immagine. È questo il risarcimento chiesto da Riccardo Savona, presidente della commissione bilancio all’Ars, espulso dall’Udc lo scorso 5 maggio. Un divorzio all’italiana a tutti gli effetti, con tanto di avvocato di mezzo e giudice chiamato in causa. Così questo pomeriggio il deputato regionale ha chiamato a raccolta i giornalisti per lasciare che il suo legale, Giuseppe Di Stefano, esponesse gli atti con i quali cita in giudizio il segretario nazionale, il segretario regionale e il capogruppo all’Ars. L’udienza è convocata il prossimo 18 novembre, quando Pier Ferdinando Casini, Saverio Romano e Rudy Maira dovranno spiegare al giudice le motivazioni che hanno portato all’adozione di un provvedimento, secondo Savona, esageratamente severo.

“Non ho mai ricevuto una comunicazione diretta, né verbale, tanto meno per iscritto – ha detto Savona –. Dopo quasi 20 anni vissuti dentro l’area democristiana, ho scoperto di essere stato espulso dal mio partito da un’intervista che Rudy Maira ha rilasciato alla Rai regionale. E tutto questo – ha aggiunto Savona – perché, in quanto presidente della commissione bilancio, mi sono astenuto dal voto alla finanziaria. La mia è stata soltanto un’astensione tecnica. L’amicizia con Lombardo? Era il mio segretario regionale ai tempi del Ccd (Centro Cristiano Democratico), ci conosciamo da lungo tempo”.

Insomma, in casa Udc sembra che il clima sia tutt’altro che sereno: alla conferenza stampa di Riccardo Savona sono intervenuti diversi colleghi, accorsi per manifestare la vicinanza all’amico di (ex) partito. Totò Cintola, Giuseppe Lo Giudice, Fausto Fagone. “Se Savona è qui a difendere la sua appartenenza all’Udc – ha detto Totò Cintola – significa una cosa sola: che il partito ha fatto un errore e che non c’erano gli estremi per l’espulsione”.

Intanto Giuseppe Lo Giudice ha fatto sapere che anche lui, per aver difeso Savona, è stato ammonito dal partito, che lo ha esortato a ritirare le dichiarazioni incriminate entro una settimana, pena l’espulsione. “A fronte della nostra azione legale – ha precisato l’avvocato Giuseppe Di Stefano – l’espulsione dal partito è un provvedimento che potrebbe essere revocato, in via autotutelativa, direttamente dal segretario nazionale”.

Sempre il legale di Savona ha infine precisato che, qualora il deputato dovesse ricevere il compenso ‘simbolico’ (così è stato definito da Di Stefano) di duecentocinquanta mila euro, la somma sarebbe interamente devoluta alla Chiesa Cattolica siciliana.


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